domenica 1 agosto 2010

Le vocazioni


La maggior parte delle vocazioni, un tempo, era soltanto il frutto di un’imposizione. I genitori si liberavano di un figlio o di una figlia, con tutti i problemi connessi. Risparmiavano sulla dote e avevano preghiere assicurate per la loro anima. Poi hanno influito l’ignoranza, la difficoltà a trovare un lavoro. È difficile vivere nel mondo, mantenere una famiglia. È una vita completamente diversa da quella che, in genere, si fa in un monastero, dove tutto è pronto, pulito; non c’è la preoccupazione del cibo, della ricerca del denaro necessario per sopravvivere.


Molte vocazioni forse rimangono tali perché si è spaventati dall’idea di affrontare il mondo esterno. Credo che debbano rimanere nei monasteri soltanto coloro che sono veramente chiamati da Dio. Gli altri, o si sposano, oppure fanno i sacerdoti sposandosi (se la Chiesa finalmente lo consentisse), oppure abbandonano l’abito talare e tornano nel mondo.

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