sabato 31 dicembre 2011

Si può morire per mancanza d’amore

Recentemente in televisione (credo su Rai Storia), è andato in onda un bellissimo documentario su Marlyn Monroe. Gli ultimi anni della sua vita, gli amori, i suoi film ma soprattutto il difficile e complicato rapporto con l’ultimo dei suoi psicanalisti, Dr. Ralph Greenson. Tra gli altri, la Monroe a Londra ebbe come psicanalista anche Anna Freud. Le lunghe sedute con Greenson sono registrate. Si sente la sua voce calda, seducente. In uno di questi incontri Marilyn chiede al suo analista: ”Si può morire per mancanza d’ amore?”


Marilyn era una donna bellissima, una brava attrice, amata e desiderata da tutti, tra i suoi amori anche il presidente Kennedy. Come poteva sentirsi non amata? Un’ infanzia infelice, sfortunata, avevano provocato in lei una fragilità che con gli anni era diventata sempre più evidente. Era il suo splendido corpo l’oggetto di desiderio degli uomini. Lei voleva qualcosa di più, quel qualcosa che nemmeno Arthur Miller riuscì a darle. L’alcool e gli psicofarmaci, con cui tentava di annullare il suo dolore, la uccisero a Los Angeles, la notte del 4 agosto del 1962. Sulla sua morte molto si è indagato, qualcuno ha parlato di omicidio (FBI, Mafia?), comunque la sua fine rimane avvolta nel mistero.


Molti anni fa posi la stessa domanda al mio analista. Sì, si può morire per mancanza d’amore, quando si è soli, disperati, quando nessun affetto ci circonda e nessun dio ci consola. Una patina di gelo si crea attorno al cuore e un muro di gomma ci isola dagli altri. Il freddo raggela la vita, che inizia a spegnersi poco alla volta. E al deserto della vita si accompagna spesso il deserto dell’anima. La notte oscura.

giovedì 1 dicembre 2011

31 gennaio 1987

Dovevamo approfondire il tema delle favole. Ed era un argomento che a me piaceva molto. Hélèn poi era una vera esperta in materia. Per molti anni aveva insegnato ai giovani analisti come interpretare miti e simboli delle favole, ma non conservava le copie delle sue conferenze. Era una persona umile e distaccata. Non pensava a un possibile libro futuro. Cercando nella sua libreria trovammo le prime edizioni del magazine della Self Realization Fellowship di Yogananda e la prima versione dell’ “Autobiografia di uno Yogi”. Trovammo solo due copie di due suoi interventi.


La malattia, intanto, era progredita, gli spazi di lucidità erano sempre più rari e imprevedibili. Quel giorno il mio taccuino rimase in bianco……..

Le favole

Le favole sono fatte per le famiglie , per gli adulti. Le favole orride non si raccontano ai bambini. C’è nell’essere umano un bisogno di cose terribili. Nelle favole ci sono il bene e il male, la fate e la strega, il mago e l’orco. Varianti diverse. Sono un insegnamento.

La chiamata

Necessità di adattamento senza compromessi. L’umiliazione fa parte della nostra esistenza. L’uomo ha bisogno di una lezione. Esperienze necessarie per gli eletti. Le ‘chiamate’ sono necessarie per gli iniziati. All’inizio ci può essere un momento di orgoglio, poi passa. C’è da lavorare. Sono rapidi i momenti, gli umori: depressione, generosità, orgoglio. Gli esseri umani hanno molte cose dentro, per questo non bisogna mai essere rigidi nel giudicare gli altri.