martedì 30 aprile 2013

Prayag (Kumbh Mela 2013)


Lo scopo del pellegrinaggio  al Kumbh Mela è quello di purificarsi  nelle acque del Gange. Nelle scritture vediche  si dice che  siano sufficienti 3 tre giorni  di permanenza alla confluenza dei tre fiumi sacri  per conquistare la salvezza e,  se ci si bagna nelle acque sacre nei giorni propizi, si ottiene la liberazione dal ciclo di morte e rinascita. Per questo motivo, milioni di indù, anche  a costo di enormi sacrifici, si spostano dai loro villaggi o dalle loro  città, per raggiungere, Prayag, il luogo sacro.



 Le origini del Kumbh Mela si perdono nella notte dei tempi, bisogna risalire  alla mitologia hindù. Dei e Demoni  lottavano per conquistare l'Urna Sacra (Kumbh) che racchiudeva  l'Amritha, il nettare dell'immortalità. Il Dio Jayanta si tramutò in corvo e riuscì a sottrarre l'Urna fuggendo inseguito dai demoni. Durante la sua fuga si fermò quattro volte e dall’Urna sacra caddero quattro gocce. Da queste gocce di Amritha  nacquero le 4 città sacre: Allahabad, Haridwar, Nasik ed Ujjain. La fuga durò 12 giorni, ma poichè un giorno degli dei corrisponde a un anno degli uomini, il grande pellegrinaggio, il Maha Kumbh Mela, si celebra ogni 12 anni, e sempre ad Allahabad. Il raduno intermedio, Ardh Kumbh Mela, si tiene ogni 6 anni nelle altre città.



Il primo bagno rituale, previsto dal rito del Maha Kumbh Mela, rigorosamente dedicato ai religiosi,  cadeva quest’anno il 10 febbraio ( Mauni Amavasya). 
In questo giorno, all’alba, i Naga si sono immersi  per primi nel Sangam; dopo di loro  è stata  la volta dei Sadhu e dei tanti Guru che hanno raggiunto la riva su baldacchini colorati, accompagnati dai canti dei loro seguaci. Al termine di queste abluzioni, infine,  si sono bagnati i comuni mortali.


Ogni 12 anni,  milioni di pellegrini convergono, quindi, ad Allahabad per il più grande raduno religioso al mondo (più grande del pellegrinaggio alla Mecca) per bagnarsi dove confluiscono le acque dei fiumi Gange, Yamuna e del mitico  Saraswati. Quest’anno, nei 55 giorni della Festa, si calcola  che siano arrivati a Prayag circa cento milioni di indù. Difficile avere cifre esatte.

















L’enorme quantità di scuole di yoga e di fedeli che cantano incessantemente mantra e preghiere durante la Festa creano spesso, come ho potuto verificare,  un frastuono assordante. La molla che fa sopportare agli indù sacrifici e disagi  è la  volontà di superare il ciclo di  morte e rinascita e, quindi, allontanare l’ amaro calice della sofferenza.  La presenza e le parole dei saggi possono aprire il cuore e la mente, risvegliare  una profonda spiritualità.  Al Maha Kumbh Mela ho visto anche  molti occidentali, ma in questo caso la molla  che li spinge al viaggio è quasi sempre la curiosità. Nell’ashram che ci ospitava  arrivavano comitive di pensionati italiani, soprattutto del nord, che, dopo aver dato una rapida occhiata al Sangam, ripartivano immediatamente.