sabato 14 agosto 2010

Ladakh: Appunti di viaggio 1



Il Ladakh (in questi giorni le piogge monsoniche hanno provocano morte e devastazione in quella regione) è il luogo più affascinante che abbia mai visto. Desideravo molto andarci, ne avevo parlato con Swami Sharananda Giri della SRF durante il mio ritiro nell’ashram di Dwarahat. Aveva fatto di tutto per dissuadermi :”E’pericoloso, sei una donna sola, ci sono i terroristi, puoi sentirti male per l’altitudine…” Di fronte alla mia decisione- volevo a tutti i costi conoscere il Tibet indiano- alla fine si arrese: ” Vai! –mi disse- altrimenti sei costretta a reincarnarti per vedere il Ladakh!” . Era il 17 settembre del 1991.


Appunti di viaggio e foto di una terra indimenticabile.


Superba la vista dell’Himalaya dall’aereo. Nude rocce levigate color mattone. All’aereoporto di Leh, dove l’aereo atterra su una pista di terra battuta, incontro tre turisti italiani. Una coppia e una ragazza di Torino. Sono fortunata, penso, forse posso organizzare con loro le escursioni. Leggera tachicardia per l’altitudine , riposo un’ora a letto, poi mi trasferisco in giardino. Faccio gli esercizi di ricarica, mi sento abbastanza bene. Posso capire perché Naropa e Milarepa abbiano scelto di meditare su queste montagne. Ci si sente così vicini a Dio. L’aria è così pura , così rarefatta.


L’albergo ha un piacevolissimo giardino e una grande terrazza. Tutto intorno è silenzio (soltanto il canto degli uccelli). L’aereo è ripartito per Delhi. Si è isolati dal mondo e durante l’inverno tutto il Ladakh rimane prigioniero della neve. Il cielo è di un azzurro intensissimo e il clima è piacevole. Nel pomeriggio altre due ore di riposo, ho un attacco imprevisto di fame d’aria, è la prima volta nella mia vita, e un po’ mi spaventa. Poi decido di fare una passeggiata nel centro di Leh, nonostante gli avvertimenti del padrone dell’albergo che raccomanda a tutti di passare il primo giorno in assoluto riposo per consentire all’organismo di abituarsi all’altitudine. E, infatti, inizia un forte mal di testa che continua tutta la notte.


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