martedì 15 ottobre 2013

I giardini della Meditazione (Encinitas 2013)






















Passeggiare nell’ashram della Self Realization Fellowship a Encinitas, in California,  è come vivere in un luogo incantato dove si respira una pace intensa. Il giardino è curato nei minimi particolari. Molti alberi sono stati piantati dallo stesso ParamahansaYogananda, come un antico“Ming Tree”, un particolare tipo di pino, coltivato come un bonsai. Da anni si lavora per contenere il terreno, a strapiombo sull’oceano. L’erosione del tempo, la salsedine, intaccano le rocce.

La casa fu costruire nel 1936 a picco sul mare, mentre Yogananda era in viaggio in Europa e in India. Fu un regalo dei discepoli, il “ben tornato a casa”. In questo eremitaggio tutto è rimasto intatto come allora: la sua stanza da letto, con le pantofole ai piedi del letto, e lo studio, dove Paramahansa Yogananda  scrisse l’Autobiografia di uno Yogi.  Davanti al camino  ci sono molte conchiglie, di rara bellezza.






Dopo la Convocation, è consuetudine per la SRF organizzare, per chi lo desidera, un pellegrinaggio a Encinitas. Per  l’occasione, sono arrivati da Los Angeles  centinaia di devoti. Sono  stati allestiti nell’area che,  nel tempo, è diventata sempre più grande, spazi  coperti  da tende, dove poter meditare davanti all’oceano, al riparo dal sole cocente. Ed è stato preparato per tutti anche un frugale pasto vegetariano.

Nella piccola cittadina di Encinitas, a pochi chilometri da San Diego, sono stati aperti negli anni  altri due templi, dove poter meditare,  e un Books Gift Shop, dove si possono trovare diversi prodotti artistici indiani : sciarpe, vestiti, libri, dischi, strumenti musicali. Tutto questo per  favorire un  migliore approccio culturale e spirituale  tra Oriente e Occidente, come auspicava Paramahansa Yogananda.  Conoscersi  è il primo passo per rispettarsi.

Sono tornata  a Encinitas dopo 24 anni. Un’eternità. Nel 1989 rimasi per una settimana nell’ashram, questa volta soltanto due giorni.  Disseminati nel giardino ci sono gli stessi  sedili di pietra di un tempo. La bellezza del luogo, il respiro dell’oceano, il cielo che sovrasta benevolo, il silenzio: tutto contribuisce  all’interiorizzazione.  E quando si torna a casa si scopre che qualcosa di profondo è rimasto dentro.




Krya Yoga Ceremony (Los Angeles)



E’ sempre un’esperienza intensa, commovente, profonda, la cerimonia del Krya Yoga. Venti anni fa, qui a Los Angeles, durante la cerimonia, ho pianto per tutto il tempo, pregavo per una persona a me molto cara:  sul suo orizzonte incombevano nuvole nere.  Questa volta sono serena, grata al Guru per essere qui. Riconoscente per la sua benedizione. Mi commuovo al canto “Roses Roses”. Succede ogni volta.  Mi  cadono addosso tanti petali di rose: una pioggia  profumata dai colori diversi. Ne raccolgo parecchi, li porterò con me come ricordo di un evento speciale.

Un giorno una suora incontra un uomo che le chiede:”Come mai è così radiosa?” Lei risponde: “L’amore per Dio e la meditazione”. L’uomo replica: “Dio non esiste. Se avessi tempo le farei cambiare idea”. “Se io avessi tempo le farei cambiare idea- replica la suora- mi dispiace , ho un appuntamento.”

La felicità interiore che viene da una profonda meditazione si riflette sul volto. Il sorriso è contagioso. Paramahansa  Yogananda diceva: mettetevi davanti allo specchio e provate a sorridere. La felicità durevole è quella legata alla pace interiore. Tutto il resto dà soltanto un appagamento momentaneo e superficiale.


Una storia divertente ascoltata durante la Convocation. In un orfanotrofio  molti bambini sono in fila  davanti a un tavolo. C’è un cesto di mele e un cartello con un messaggio minaccioso: “Prendine una sola. Dio ti guarda!” Alla fine del tavolo c’è un altro cesto con tanti dolcetti. Un bambino chiede al suo compagno : “Quanti ne posso prendere? L’ altro risponde: “Quanti ne vuoi, tanto Dio è impegnato a guardare le mele”.




domenica 6 ottobre 2013

Los Angeles 2013


Meditazione con Kirtan. I bajans e i canti devozionali di migliaia di persone scendono su di me come una carezza che lenisce le ferite. Sono passati pochi mesi  dalle fratture ai polsi che pochi giorni prima di partire per Los Angeles sono caduta lesionando due costole. Tutta la prima parte del viaggio sarà segnata dalla sofferenza e dal disagio di dormire seduta.  E’ la terza volta che sono a Los Angeles, ed è la seconda Convocation della Self Realization Fellowship a cui partecipo dopo quella del 1993, centenario della nascita di Yogananda. Sempre al Bonaventure Hotel, a downtown. Un albergo con quattro torri che si stagliano verso il cielo.

Siamo in tremila di 42 nazioni diverse. 600 sono i volontari impegnati dalla mattina alla sera. Un’organizzazione perfetta. Un’opportunità per andare in profondità,  per riconoscere che siamo uno con Dio.  I monaci ripetono che è importante vivere questa settimana intensamente per  tornare alla nostra vita abituale diversi, migliori, così da poter influire sugli altri con il nostro esempio.

“Tu sei la luce, noi siamo le scintille, Tu ed io siamo Uno. Tu sei L’Oceano, noi siamo l’onda. Tu ed io siamo Uno. …”

Anche se se si è presi dal lavoro, dalla famiglia si deve trovare il tempo, anche solo 15 minuti, per stare in silenzio e meditare.   E’ utile offrire il lavoro a Dio e sentire la sua presenza in ogni istante  della nostra vita. Lui è vicino, siamo noi che lo dimentichiamo.  Ripetere mentalmente Dio, Dio, in ogni istante, qualunque cosa noi stiamo facendo.

 L’ importanza del Silenzio. Dio è silenzio. La meditazione è silenzio. Dobbiamo ricavare spazi di silenzio nella nostra  giornata. Non soltanto durante i ritiri spirituali.


“Quando nasciamo noi  piangiamo e gli altri che sono intorno a noi (genitori, parenti) ridono di gioia, quando invece moriamo noi ridiamo e gli altri piangono.”


In un Satsanga si affronta il tema del suicidio. Si può uccidere il corpo, ma  i problemi, le angosce rimangono nella mente e le ritroviamo nella prossima incarnazione.










giovedì 3 ottobre 2013

Canto del Guru


Sono venuta a te
priva di tutto
ma piena di solitudine.

Sono venuta a te
per cercare la pace
e superare il dolore.

Sono venuta a te
per imprigionare la mente
e aprire il cuore.

Sono venuta a te
per amare la vita
e non temere  la morte.

Sono venuta a te
per cercare Dio
E trovare la sua Luce.



YSS



Mentre risalgo la scalinata del Ghat, dopo la gita in barca sul Gange, un giovane, che invece scende verso il fiume, mi rivolge la parola e mi dice qualcosa che non capisco. Forse Yss (Yogoda Satsanga Society). Poi aggiunge SRF ( Self Realization Fellowship). Al mio assenso dice: “ Jai Guru”. Ed io rispondo: “Jai Guru”. Forse ha capito che sono una discepola di Yogananda dal mio braccialetto ( oro, argento e rame intrecciati) che hanno quasi tutti i  discepoli della Self Realization Felloship, fondata da Yogananda a Los Angeles negli anni trenta. La YSS è la società gemella indiana. Mi dice che è stato il giorno prima al campo della YSS al Kumbh Mela e io rispondo: “Anch’io l’ho visitato proprio ieri”. Ci salutiamo brevemente con Jai Guru e il giovane indiano scompare tra la folla. Penso rincuorata: questo è il benvenuto o meglio  il saluto del Maestro  (la sera stessa  sarebbe  iniziato il viaggio di ritorno a casa).

Mio nipote, che stava sul Ghat qualche gradino  più in alto,  dice che mi ha visto parlare con un giovane occidentale. Io so che era un giovane indiano sui trent’anni. Episodio curioso di difficile interpretazione.
  

Due giorni  dopo il  mio arrivo in Italia  mi fratturo entrambi i polsi e il naso. Seguiranno mesi di sofferenza e di domande senza risposta sul karma.