domenica 30 marzo 2014

Essere nel mondo ma non del mondo.



Continua a tenere ferma la percezione del Sé. “ Uomo, il tuo vero Sé è qualcosa che il fuoco non  può bruciare,  le armi ferire, l’acqua bagnare, il vento asciugare. Non è nato, è eterno, permanente, oltre il tempo.  Tu sei nella vera natura. Senza nascita e morte, oltre lo spazio e il tempo, oltre la fame e la sete. Questo è il tuo vero Sé.” Con questa consapevolezza pratica lo yoga, asana, pranayama, yoga nidra e mudra. Questo dice in sintesi Krsna ad Arjuna nel secondo capitolo della Bhagavad Gita.

Io  faccio questo con il mio corpo fisico, io sono un   centro radiante di consapevolezza, faccio queste pratiche perché mi possono  portare sull’autostrada della vita, con lo scopo di raggiungere prima Dio. Questo è il mio veicolo, lo devo tenere in forma e in salute. Pratico questo con uno scopo specifico. Le asanas sono un’offerta allo Spirito.  Prima di iniziare le asanas unite le mani e inchinatevi. Fate lo stesso alla fine.

Nel karma yoga, quando  servite i genitori, gli anziani, quando lavorate, in  colui che state servendo, in quell’ essere c’è lo Spirito Universale. Nel decimo capitolo della Bhagavad Gita si parla dello Yoga spirituale:“ Io sono il Sé che risiede nell’intimo di tutti gli esseri, io sono il principio, il mezzo, la fine di tutti gli esistenti.” Tutte le cose viventi hanno la presenza divina dentro di loro, che sia  un fiore, una foglia, un insetto. Ogni cosa è  espressione dello Spirito Universale. L’intera manifestazione è espressione dello Spirito Cosmico.

Nell’undicesimo capitolo, questa consapevolezza, questa percezione è la spiritualità dello yoga. “Se tu pensi, o Signore, che io possa vederlo, allora, o Signore dello Yoga, fa conoscere a me il tuo Sé imperituro”. Si può essere praticanti ovunque e in ogni momento. In ogni momento, in ogni posto, in ogni situazione ci muoviamo con Dio dentro di noi. Puoi fuggire dagli altri, ma non puoi fuggire dalla presenza onnipresente universale dello Spirito Divino. E la Bhagavad Gita così descrive il Signore:” Se la luce di mille soli sorgesse tutta  insieme nel cielo potrebbe somigliare allo splendore del Supremo Essere”.
(Swami Chidananda. Continua.)

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