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lunedì 27 gennaio 2014

Swami Chidananda








Ho incontrato Swami Chidananda ad Assisi nel lontano 1994. Era uno dei relatori di un convegno su yoga e spiritualità. Ho avuto  la fortuna di ascoltare le sue conferenze e di intervistarlo. Era una persona dolcissima, mite, umile, di grande saggezza. Swami Chidananda era nato il  24 settembre 1916 a Mangalore e lasciò il suo corpo il 28 agosto del  2008, a 92 anni. Era discepolo di Swami Shivananda, che  nel  1936  fondò la Divine Life Society di Rishikesh. Dopo la morte del  suo maestro, nel 1963, swami Chidananda  divenne responsabile dell’ashram. 


Sono tornata a Rishikesh nel 2000 con l’intenzione di rivedere swami Chidananda, che tanto mi aveva colpito; ma in quel periodo lo swami era in giro per il mondo  per tenere, come sempre, conferenze su yoga e  spiritualità.

Nell’ ashram di Rishikesh conobbi uno swami americano, swami Bodhichitananda,  era stato a Los Angeles come  discepolo  di Yogananda, ma poi aveva lasciato la Self Realization Fellowship  per seguire swami Chidananda e si era trasferito in India.  Nella sua stanza, sul suo  altare personale, c’erano le foto di Yogananda e del Karmapa, che  avevo  appena incontrato a Dharamsala. Un monaco della SRF, ora discepolo di Chidananda, che amava anche il Karmapa!  E prima di partire mi regalò due foto: quella del Buddha e di Krishna.

Il mio soggiorno a Rishikesh si prolungò  per un problema di salute. (ne parlo a marzo del 2010).  Durante quella settimana di sosta obbligata per farmi coraggio mi ripetevo: non posso farmi condizionare dal corpo. E oltre al  libro di Swami Shivananda,“Il potere del pensiero “, mi  tornavano alla memoria le parole di Yogananda: La paura della malattia accelera la malattia. La mente deve dominare il corpo. E   forte era il ricordo dello sguardo imperturbabile del Karmapa. Talmente  interiorizzato  da rimanere serenamente distaccato e sorridente per tutto ciò che gli accadeva attorno. Un essere  luminoso.

Vorrei condividere gli appunti presi durante le conferenze di Swami Chidananda ad Assisi.  Ritengo le sue parole preziose  per chi è sul sentiero spirituale. Continua…

lunedì 17 maggio 2010

La meditazione


La meditazione, come atto di raccoglimento interiore per mettersi in sintonia con Dio, non ha nulla a che vedere con le religioni e con le differenze tra le varie religioni. È la voce dell’anima umana che si spinge in alto, alla ricerca di Dio e di una sua risposta. L’unica diversità è nelle tecniche utilizzate che possono essere differenti.

Nella Bhagavad Gita troviamo questo concetto: chi è talmente concentrato sul Sé da diventare una sola cosa con l’oggetto di meditazione, in quel momento sta veramente meditando.


Alcuni anni fa suscitò molte polemiche il documento dell’allora cardinale Ratzinger sulla meditazione. E suscitò altrettante polemiche la sua intervista al settimanale francese l’Express, dove definiva il buddhismo una forma di “autoerotismo spirituale” e la reincarnazione un “ciclo infernale”, anche se poi cercò di attenuare il senso delle sue parole. Intolleranza e mancanza di rispetto uccidono il dialogo tra le religioni, che il defunto Papa Giovanni Paolo II ha cercato di portare avanti con determinazione. La Cittadella di Assisi, tra l’altro, ha pubblicato il libro Dharma e Vangelo, due progetti di salvezza a confronto, gli atti di un incontro interreligioso avvenuto nel 1995. Nello stesso periodo, l’allora cardinale Ratzinger, secondo l’Express, procedeva invece come un “panzer”, per schiacciare la coscienza dei cattolici. Eppure quante suore e quanti sacerdoti praticano la meditazione yoga e quella zen, lontano dagli occhi indiscreti della curia!