sabato 21 febbraio 2015

Meditazione buddhista



Se il mondo  viene sperimentato come samsara o come nirvana dipende soltanto da noi, dal nostro sviluppo spirituale. 

La Meditazione buddhista  non è una regressione nell’inconscio o nel passato, ma un processo di trasformazione durante il  quale diventiamo coscienti del presente, degli infiniti poteri della mente, allo scopo di  diventare padroni del nostro destino, coltivando quelle qualità che conducono alla realizzazione della nostra natura eterna, all’illuminazione. Perciò invece di contemplare un passato che non possiamo cambiare e sul quale non possiamo esercitare  alcuna influenza, la meditazione serve a deporre i semi della liberazione finale e a costruire già adesso il corpo della futura perfezione secondo l’immagine dei nostri ideali più alti. 

Il Tulku è un  essere umano che ha realizzato un’idea divina al punto da diventarne l’incarnazione vivente. 
  
Mentre l’uomo comune, cioè  non allenato, è sorpreso e sopraffatto dalla  morte, coloro che hanno assunto il controllo del corpo e della mente sono in grado di ritirarsi dal corpo quando lo vogliono, senza subire le sofferenze di una lotta con la morte fisica; di fatto senza perdere il controllo del corpo neanche in tale momento decisivo. 

Dobbiamo familiarizzare con le forse oscure (morte). Esse hanno potere su di noi finchè le temiamo. Accettarle come una parte necessaria della realtà,  ci insegna a non diventare attaccati a nessuna particolare forma di apparenza e ci libera dalla schiavitù del corpo. 



(da"La via delle nuvole bianche" di Lama Anagarika Govinda edito da Ubaldini)

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