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mercoledì 27 maggio 2015

Brother Sattvananda (Satsanga)


 Brother Sattvananda  risponde alla domanda di un devoto che chiede chiarimenti sul significato di Maya, raccontando la storia di Krishna e di un suo giovane discepolo.
 Dopo aver camminato a lungo nella foresta Krishna e il discepolo  si fermano sotto un albero per riposare. Il discepolo chiede a Krishna: “Che cos’è Maya?”. Krishna sorvola sulla domanda e prega il giovane  di portargli un po’ d’acqua da bere. Il discepolo corre nel villaggio più vicino per soddisfare il desiderio del  suo guru. Trova una casa e un contadino al quale chiede l‘acqua. Il contadino chiama la figlia e le ordina di portare l’acqua al monaco. Il giovane monaco affascinato dalla bella ragazza, dimenticando  completamente ciò che aveva promesso a Krishna,  decide di  fermarsi nel villaggio.  Passano gli anni, il giovane ha sposato la ragazza, è padre di due figli, è felice con la sua famiglia.  Un giorno arriva improvviso e violento un uragano che distrugge tutto. Il giovane perde la casa, gli animali, cerca di salvare la moglie e i figli ma invano,  la potenza delle acque gli porta via tutto. Rimasto solo e disperato vaga nella foresta finchè sotto lo stesso albero, dove l’aveva lasciato molti anni prima, incontra Krishna che gli chiede: “Non dovevi portarmi l’acqua?”. “Perdonatemi,” supplica il giovane. “Non mi serve più”, risponde Krishna. E il discepolo: “Ho capito il significato di Maya”.

 La vita è una provocazione continua. I problemi vanno accettati e superati. Aiutano a progredire nel cammino spirituale.

Non diamo per scontato quello che abbiamo. Siamo grati a Dio per i privilegi che abbiamo.  Il desiderio di Dio è già un buon punto di partenza, poi  servono volontà e disciplina. La devozione cresce con il desiderio di Dio, che si alimenta con la meditazione.  Ci vuole disciplina nel fare gli esercizi,  bisogna creare l’abitudine agli esercizi e alla meditazione. Se durante la meditazione si raggiunge la pace, allora rimanete in quella  pace. Nel silenzio. Assaporate la pace nel silenzio.

Non è necessario che i gruppi SRF crescano di numero ma nella qualità. Il Maestro raccontò una sua visione:” Ero in una grande cattedrale piena di gente dove non si percepiva la presenza di Dio, poi ero sotto un albero con un piccolo gruppo di discepoli e lì era forte la presenza di Dio. La Madre Divina mi chiese: “Cosa  vuoi?”. Yogananda rispose: “Il piccolo gruppo”.

Se facciamo un lavoro che non ci piace, dobbiamo accettarlo. Dobbiamo farlo come servizio, senza attaccamento poi, con il tempo, possiamo cercare di migliorare la nostra posizione, scegliendo un lavoro che ci piace di più. Servire Dio nella città dove siamo nati, anche se non ci piace.

Per diventare un monaco  SRF  il percorso è molto lungo:  2 anni di postulato, poi tre anni di noviziato, poi un lungo periodo di brahmachari, infine il voto definitivo. Anche noi monaci abbiamo i nostri demoni interiori. Il percorso è lungo, a tappe, così, se non si è pronti, si può tornare indietro in qualsiasi momento. E’ auspicabile affrontare il monacato con esperienze alle spalle.  E’ una scelta che deve maturare dentro di noi, con convinzione.

Se cerchiamo Dio, vuol dire che nelle vite precedenti abbiamo maturato questo desiderio. Non sprechiamo questa vita inseguendo Maya. E’ sempre la sofferenza che ci porta a intraprendere il cammino spirituale. Se abbiamo il desiderio di meditare, ma poi decidiamo di fare qualcos’altro, vuol dire che il desiderio di  quell’ altra cosa era più forte. In questo caso ci deve aiutare il senso del dovere e il rispetto che dobbiamo al Guru per le promesse fatte una volta preso il Krya.

Se in questa vita abbiamo scelto  di creare una famiglia non dobbiamo trascurare coniuge e figli per meditare. E’ necessario trovare la giusta armonia tra Dio e i doveri familiari. Se è rimasto in noi da una vita precedente il desiderio di meditare, ma in questa vita  abbiamo creato una famiglia, abbiamo il dovere di essere dei genitori presenti e amorevoli.

Brother Sattvananda racconta la storia di Yogananda al quale era stato regalato un cappotto molto costoso e un cappello. Il Maestro diceva: le mie preoccupazioni sono nate con questo cappotto. Si può macchiare, rovinare. Pregava: Signore, perché non te lo riprendi? Così,un giorno, in occasione di una conferenza, lasciò il cappotto al guardaroba della sala e svuotò le tasche, per precauzione. Al ritorno trovò solo il   cappello, il cappotto era stato rubato. Yogananda: “Signore, perchè non ti sei ripreso anche   il cappello?”

Daya Mata:” E’ difficile pensare a Dio mentre stai lavorando”. Yogananda : “Avevo anch’io questo problema”.

Un giorno Yogananda era talmente assorto nel suo lavoro che aveva dimenticato di mangiare   e ogni tanto qualcuno andava a supplicarlo di prendere qualcosa e Yogananda rispondeva: “La mia mente è troppo presa dal lavoro”. “Maestro  è   rimasta un po’ di torta di ieri”. E lui chiese: “Che tipo di torta è?”. “Torta di mele”.” Ok,  la prendo”.  Brother  Sattvananda cita questo episodio   per  sottolineare che anche il guru, pur nella sua trascendenza, conservava un aspetto molto umano.

L’ “Autobiografia di uno Yogi” è un libro molto bello, scritto bene, capace di catturare il lettore  per la sua grande  umanità. Mostra  le  irrequietezze di Yogananda da giovane.   Così anche noi possiamo dire:“Ce la posso fare  anch’io”.

Pensare: ”Il  guru non è mai soddisfatto di me” è un’idea sbagliata, alimenta il nostro complesso di colpa. Noi dobbiamo fare del nostro meglio, dopo ci penserà Lui. L’umanità  del  Guru ci collega a Dio.

martedì 21 aprile 2015

ROMA 2015 :Tour monaci SRF


La Self Realization Fellowship (  Fratellanza dell’Autorealizzazione del Sé), è stata fondata da Paramahansa Yogananda nel 1925 a Los Angeles. Oggi la SRF ha più di 500 centri di meditazione in tutto il mondo, è presente in 175 paesi. Yogananda lo aveva previsto durante una sua visita a Roma nel 1935. Disse: la SRF avrà un grande seguito.

Dopo otto anni di assenza i monaci della SRF sono tornati a Roma nel mese di marzo per un ciclo di incontri, conferenze, e per impartire l’iniziazione al Krya Yoga ai nuovi seguaci. Ogni anno i monaci,  in occasione del tour europeo, fanno tappa in una o due città italiane. Il prossimo anno saranno a Milano. Circa 800 persone hanno seguito la conferenza iniziale aperta a tutti poi, ogni giorno, più di 450 persone provenienti da tutta Italia hanno seguito gli incontri che si sono svolti alla Sheraton Golf. Un lungo weekend denso di emozioni. Si sono alternati negli incontri, nei satsanga  e nelle revisioni delle tecniche, l’americano Brother Sevananda, un uomo dal sorriso  mite, l’italiano Brother Sattvananda, un esempio  di semplicità e umiltà, e bramachari Cesar,  dall’aspetto efficiente. Tutti molto affabili e pieni di humor. L’organizzazione dell’evento, seguita dal gruppo romano della SRF,  è stata perfetta. Vorrei condividere ciò che  ho assimilato dagli incontri, nella speranza di non allontanarmi troppo dalla versione originale.

domenica 28 settembre 2014

Mother Center





Mother Center  sulla collina dedicata a Washington. E’ stato un  commovente viaggio nella vita di Yogananda. Tutto è perfetto e intatto come lui l’ha lasciato nel marzo del 1952. Anche qui i giardini sono molto curati, un tripudio di fiori e spazi ombrosi dove meditare. Piante rare, alcune disposte proprio da Yogananda. Un laghetto con carpe giganti, fiori di loto. Ci sono anche piante grasse, alcune rare. In lontananza nella nebbia si scorgono i grattacieli di downtown. Si respira un’aria di pace e armonia. Si vorrebbe rimanere a lungo qui, non tornare indietro nel caos della città. Mi sento felice. E’ un’esperienza che rafforza molto, forse perchè pregare e cantare l’OM con 5/6 mila persone dà una potenza al grido di aiuto rivolto a Dio.
Una monaca mi  ha detto che non  ho bisogno di personalizzare Dio, basta guardare l’Universo, un fiore, un albero …



Lake Shrine

























Sono tornata a Los Angeles per la Convocation 2014 della Self Realization Fellowship al Bonaventure Hotel, downtown. E’ sempre tutto così avvolgente, perfetto. Una carica energetica che ti spinge ad andare avanti nel cammino spirituale. Vorrei poter tornare tutti gli anni, salute permettendo. I benefici al termine sono così tangibili.










 Il tempio di Lake Shrine fu inaugurato e aperto al pubblico da Paramahansa Yogananda nel 1950. Si trova  sulla costa sud della California a poche miglia dal centro di Los Angeles. Un santuario spirituale.







domenica 20 luglio 2014

Paramahansa Yogananda



Yogananda ha portato il suo Krya in Occidente (in America, Europa). Ha insegnato il krya a milioni di persone che ne hanno avuto benefici spirituali. Dopo sono venuto io e l’ho reso più chiaro. Quando venne Yogananda l’Occidente non era maturo. Oggi gli occidentali sono più preparati e progrediti, hanno praticato hatha yoga per molti anni. Io ho portato tutta la gamma dei Krya. Quando praticate il Krya  non dovete credere che sono le onde cerebrali di Satyananda che vi guidano, leggete i testi sacri. Ci sono ora vari maestri in varie parti del mondo. Imparate la pratica, quella che credete più facile. Sedete nella posizione del loto. Occhi aperti e fissi. Non siate rigidi. Iniziate con Ujjay lentamente, gentilmente, poi piegate la lingua indietro e fate su e giù per 5-10 minuti, mezz’ora. Potete muovere la testa, grattarvi. Alla fine per un minuto, ad occhi chiusi, portate la mente  al muladhara chakra. Immaginate uno Shiva lingam e un serpente attorcigliato alla base.

(swami Satyananda, continua…)

martedì 15 ottobre 2013

I giardini della Meditazione (Encinitas 2013)






















Passeggiare nell’ashram della Self Realization Fellowship a Encinitas, in California,  è come vivere in un luogo incantato dove si respira una pace intensa. Il giardino è curato nei minimi particolari. Molti alberi sono stati piantati dallo stesso ParamahansaYogananda, come un antico“Ming Tree”, un particolare tipo di pino, coltivato come un bonsai. Da anni si lavora per contenere il terreno, a strapiombo sull’oceano. L’erosione del tempo, la salsedine, intaccano le rocce.

La casa fu costruire nel 1936 a picco sul mare, mentre Yogananda era in viaggio in Europa e in India. Fu un regalo dei discepoli, il “ben tornato a casa”. In questo eremitaggio tutto è rimasto intatto come allora: la sua stanza da letto, con le pantofole ai piedi del letto, e lo studio, dove Paramahansa Yogananda  scrisse l’Autobiografia di uno Yogi.  Davanti al camino  ci sono molte conchiglie, di rara bellezza.






Dopo la Convocation, è consuetudine per la SRF organizzare, per chi lo desidera, un pellegrinaggio a Encinitas. Per  l’occasione, sono arrivati da Los Angeles  centinaia di devoti. Sono  stati allestiti nell’area che,  nel tempo, è diventata sempre più grande, spazi  coperti  da tende, dove poter meditare davanti all’oceano, al riparo dal sole cocente. Ed è stato preparato per tutti anche un frugale pasto vegetariano.

Nella piccola cittadina di Encinitas, a pochi chilometri da San Diego, sono stati aperti negli anni  altri due templi, dove poter meditare,  e un Books Gift Shop, dove si possono trovare diversi prodotti artistici indiani : sciarpe, vestiti, libri, dischi, strumenti musicali. Tutto questo per  favorire un  migliore approccio culturale e spirituale  tra Oriente e Occidente, come auspicava Paramahansa Yogananda.  Conoscersi  è il primo passo per rispettarsi.

Sono tornata  a Encinitas dopo 24 anni. Un’eternità. Nel 1989 rimasi per una settimana nell’ashram, questa volta soltanto due giorni.  Disseminati nel giardino ci sono gli stessi  sedili di pietra di un tempo. La bellezza del luogo, il respiro dell’oceano, il cielo che sovrasta benevolo, il silenzio: tutto contribuisce  all’interiorizzazione.  E quando si torna a casa si scopre che qualcosa di profondo è rimasto dentro.




giovedì 3 ottobre 2013

Canto del Guru


Sono venuta a te
priva di tutto
ma piena di solitudine.

Sono venuta a te
per cercare la pace
e superare il dolore.

Sono venuta a te
per imprigionare la mente
e aprire il cuore.

Sono venuta a te
per amare la vita
e non temere  la morte.

Sono venuta a te
per cercare Dio
E trovare la sua Luce.



YSS



Mentre risalgo la scalinata del Ghat, dopo la gita in barca sul Gange, un giovane, che invece scende verso il fiume, mi rivolge la parola e mi dice qualcosa che non capisco. Forse Yss (Yogoda Satsanga Society). Poi aggiunge SRF ( Self Realization Fellowship). Al mio assenso dice: “ Jai Guru”. Ed io rispondo: “Jai Guru”. Forse ha capito che sono una discepola di Yogananda dal mio braccialetto ( oro, argento e rame intrecciati) che hanno quasi tutti i  discepoli della Self Realization Felloship, fondata da Yogananda a Los Angeles negli anni trenta. La YSS è la società gemella indiana. Mi dice che è stato il giorno prima al campo della YSS al Kumbh Mela e io rispondo: “Anch’io l’ho visitato proprio ieri”. Ci salutiamo brevemente con Jai Guru e il giovane indiano scompare tra la folla. Penso rincuorata: questo è il benvenuto o meglio  il saluto del Maestro  (la sera stessa  sarebbe  iniziato il viaggio di ritorno a casa).

Mio nipote, che stava sul Ghat qualche gradino  più in alto,  dice che mi ha visto parlare con un giovane occidentale. Io so che era un giovane indiano sui trent’anni. Episodio curioso di difficile interpretazione.
  

Due giorni  dopo il  mio arrivo in Italia  mi fratturo entrambi i polsi e il naso. Seguiranno mesi di sofferenza e di domande senza risposta sul karma.




sabato 2 febbraio 2013

Jivatman


Questo concetto è  ampliato da Paramahansa Yogananda nel commento alla Baghavad Gita. Gli animali sono guidati soprattutto dall’istinto; l’uomo comune dall’Ego; lo Yogi, che è unito al Sé,  è guidato dall’anima. E solo lo yogi, guidato dall’illimitato infinito Sé, è libero dalle limitazioni. Quando l’uomo diventa conscio del proprio Ego, e si libera da ogni conseguenza della sua evoluzione,  è veramente vicino alla realizzazione dell’anima. Il puro Ego non è altro che l’anima, Jivatman, o sé individualizzato incarnato. L’intento dello yoga è  raggiungere la purezza dell’ego sia interiormente che esteriormente.

lunedì 24 dicembre 2012

Christmas



Christ is born in the cradle of tenderness. Love is a greater power than hate. Whatever you say, say with love. Harm no one.Judge not others. Hate none, love all, behold Christ in all. Think of everything in terms of universality. Paramahansa Yogananda



Cristo è nato nella culla della tenerezza. L'amore è un potere più grande dell'odio. Qualunque cosa tu dica, dilla con amore. Non ferire nessuno. Non giudicare gli altri. Non odiare nessuno, ama tutti;vedi Cristo in tutti. Pensa di ogni cosa in termini di universalità.


sabato 22 dicembre 2012

Il potere del pensiero



Tutti gli eventi che accadono sul nostro pianeta  e tutta la saggezza dei grandi avatar sono permanentemente registrati nel super-etere dell’onniscenza, il registratore eterico. Essi possono essere direttamente contattati da ogni soggetto avanzato in ogni tempo e luogo.

 L’uomo è un creatore in miniatura, modellando il bene e il male è per se stesso re del mondo fenomenico di cui lui è una parte operativa. E’ questa forza creativa inerente ai pensieri umani che li fa così potenti.  E’ vero il detto:” I pensieri sono realtà”, per questo vanno rispettati. (Paramahansa Yogananda)

domenica 2 dicembre 2012

Volontà


Qualunque sia oggi  la tua posizione nella vita, sei  stato tu stesso a determinarla. La volontà umana, quando è guidata dall’ignoranza, causa soltanto confusione e sofferenza; ma quando è in sintonia con la saggezza, è guidata dalla Volontà Divina.
Alimentare costantemente un pensiero con la volontà dinamica  lo  rafforzerà fino a tramutarlo in  realtà.
Quando la tua forza di volontà  sarà  sviluppata fino a  quel  punto, allora potrai  dominare il tuo destino.
Assicurati che sia giusto ottenere ciò che vuoi, quindi utilizza tutta la forza della tua volontà per raggiungere il tuo obiettivo, mantenendo  la tua mente sempre rivolta a Dio. Allora i tuoi sforzi saranno coronati dal successo


Il ruolo che ti è stato assegnato, per piccolo che sia, ha lo stesso valore del ruolo più importante, poiché contribuisce al successo dell’intero spettacolo dell’anima sul palcoscenico del creato.

                                                                                                               Paramahansa Yogananda

venerdì 5 ottobre 2012

Song of Morning


Le autostrade tagliano in due la foresta. Larghe e diritte.  Così, per centinaia di chilometri .Il  paesaggio è sempre uguale, a volte monotono. Tre ore e mezzo di macchina da Detroit per arrivare a Gaylord, nel nord del Michigan. Nella città di Vanderbilt, una strada sterrata porta al ranch, altri chilometri in mezzo alla foresta. Un viaggio che sembra non finire mai. Alberi, alberi, alberi. Poi, alla fine,  il paesaggio si apre:   un lago con cigni bianchi, un office e alcune abitazioni immerse nel verde.

 E’ sabato sera, in tempo per la meditazione delle 20.  C’è un silenzio totale. La cappella dedicata a Yogananda è semplice e ospitale. Si sale su una piccola altura attraversando un sentiero buio. Kumar, uno degli ospiti fissi, si presta a farmi da guida.

La mattina seguente, dopo la colazione, faccio una  breve passeggiata all’inizio della foresta. Il tempo è nuvoloso, ventilato. C’è acqua ovunque, e tanto  verde. Il respiro della natura rigenera mentalmente e fisicamente.  Il lago si trasforma in una cascata, poi in infiniti ruscelli nascosti nel verde. Un ambiente che concilia la pace interiore. Un’immensa foresta, 800 acres (oltre trecento ettari) è di proprietà del ranch; si può percorrere a piedi ed ogni sentiero ha il nome di un maestro della SRF. Venti lotti sono abitati da coloro che hanno deciso di condividere questo nuovo stile di vita.

E’ domenica. La lettura della cerimonia  riguarda come superare l’egoismo. Tema più che mai attuale . Aiutare gli altri per essere aiutati. Poveri, malati, carcerati, affamati, assetati, infreddoliti. Viene letto un passo del vangelo: “ Sono venuto affamato e non mi avete dato cibo…..” “Meditate, dice colui che conduce il servizio domenicale. Non dite alla sera: Sono troppo stanco per meditare. Alla fine della vostra vita vi ritroverete senza aver fatto un passo avanti.” Al termine della cerimonia  mi presentano alcune delle  13 persone che vivono nel ranch. C’è anche una giovane signora di origine italiana con un bambina di 3 anni. L’ha chiamata Giacomina, come la nonna  materna. Ci sono una trentina di ospiti che vengono  da Vanderbilt e da altre città vicine. Dopo  il pranzo vegetariano gli altri se ne vanno, tornano nelle loro case. Rimango sola a meditare sulla mia vita e le mie scelte.

Nel pomeriggio il cielo diventa nuvoloso e comincia una pioggerella fitta. Compaiono all’improvviso tantissimi uccelli con il petto arancione, mai visti. Volano per terra in cerca di cibo. Il lago, dopo la pioggia, ha un aspetto luminescente. Alle 18,30 è prevista la cena con Kumar, che si esibisce come cuoco in mio onore, ed un altro signore, alto, magro, atletico, dalla risata ridondante. Un’ ottima cena indiana. Prima di ritirarmi  nel mini appartamento che mi è stato riservato, in una casa isolata,  scambio le mie impressioni con  Kumar. A  novembre torna in India, da anni vive sei mesi nel ranch e sei mesi nella sua casa indiana.Una scelta invidiabile. D’inverno la neve e il gelo rendono il ranch inospitale.
 Lunedì mattina, dopo la colazione, torno a Detroit.



giovedì 1 dicembre 2011

31 gennaio 1987

Dovevamo approfondire il tema delle favole. Ed era un argomento che a me piaceva molto. Hélèn poi era una vera esperta in materia. Per molti anni aveva insegnato ai giovani analisti come interpretare miti e simboli delle favole, ma non conservava le copie delle sue conferenze. Era una persona umile e distaccata. Non pensava a un possibile libro futuro. Cercando nella sua libreria trovammo le prime edizioni del magazine della Self Realization Fellowship di Yogananda e la prima versione dell’ “Autobiografia di uno Yogi”. Trovammo solo due copie di due suoi interventi.


La malattia, intanto, era progredita, gli spazi di lucidità erano sempre più rari e imprevedibili. Quel giorno il mio taccuino rimase in bianco……..

domenica 27 novembre 2011

La scelta di Hèlén

Hèlén era destinata a fare l’avvocatessa, ma non era quello che voleva fare. Desiderava aiutare gli altri. Ma come? Era spinta da questa decisione di aiutare il prossimo senza sapere bene come. Hélène e l’avvocatessa, erano all’epoca due persone molto diverse.


“Mi sono sentita persa,-mi dice- fare l’avvocato era l’ultima cosa che volevo fare. Ne parlai con Bernhard e lui mi chiese: Che cosa ha deciso? Bernhard mi ha salvata. Mi sono detta: Che cosa vado a fare in un lavoro- galera? Poi lui è venuto in Italia e io l’ho seguito. Lui mi ha salvata. Lui mi disse: Che cosa c’entrate voi con il diritto? Risposi: Ho fatto una buona laurea, mi sembrava giusto continuare. Lui non replicò.”


“Ho conosciuto Yogananda e il mio cambiamento si è realizzato. Ho fatto ciò che dovevo fare. Il mio ‘senso di orientamento’ è comico, fare l’opposto per capire che avevo sbagliato. Con i pazienti è andato tutto facilmente. Un contatto che mi aspettava. Non mi sono mai sentita fuori luogo. Era tutto liscio. Il contatto umano era facile. Scegliendo la cosa più sbagliata, alla fine, mi è andato tutto bene.’Deo concedente’.”

domenica 24 luglio 2011

Dall’analisi a Yogananda.


"Sono andata in America il 4 marzo del 1952, tre giorni prima della morte di Yogananda. E’ stata per me una data importante. Ho conosciuto Yogananda pochi giorni prima della sua morte. “Vai a trovarlo”, mi aveva detto Bernhard."

"La cosa che più mi ha colpito è stata la semplicità con cui mi ha ricevuto. Quando l’ho visto per la prima volta era circondato da una grande luce, ero molto emozionata, avevo la sensazione di vedere una persona già vista. Aveva detto ai suoi discepoli che aspettava 3 persone dall’Europa , ma nessuno sapeva del mio arrivo. Davanti alla sua tomba ho visto come una luce, poi la stella a cinque punte, l’apertura del terzo occhio. Col tempo il terzo occhio si è richiuso, ma adesso so che c’è, che esiste realmente e non soltanto nei libri di yoga."

giovedì 30 giugno 2011

Casi di guarigione

Ho avuto due, tre esperienze di guarigione, mi racconta Hélèn.


“Era una donna molto depressa, giovane, lavorava, colta, raffinata. Lottava molto. Tormentata. Quando le prendo la mano, durante una seduta, sento che lei si calma e grida: ”Mi sento guarita” . Cercava il Sé e l’ha trovato dopo due anni di analisi (soffriva enormemente). Adesso dopo 3 anni sta benissimo. “


“Ero con lei, camminavamo per strada. Lei era un po’ avanti a me. Si gira e grida:” Sono guarita”. Io ho risposto:” Io non guarisco nessuno. Io non ho fatto nulla”. Esempio eclatante. Generalmente si guarisce e poi si ripiomba nella sofferenza. La mia prima reazione è stata di paura. Anche Bernhard ha avuto casi di guarigione. Non deve esserci l’Ego. Un evento miracoloso è una grazia inaspettata. Improvvisamente è stata liberata dal peso. “


La storia di M. A. Soffriva molto. La figlia mi ha chiesto di occuparmi di lei. L’ho accompagnata al suo ritiro. Abbiamo meditato, poi l’ho lasciata andare, l’ho sentita gridare:” Hélèn, Hélèn, sono guarita”. Tutti gli anni, nella ricorrenza di questo evento, mi invia delle orchidee meravigliose. Ricordo la luce e il grido di liberazione di M. Inaspettato e tanto emozionante. Yogananda ha fatto il “miracolo”. Un’altra paziente mi ha detto:”Il Guru mi ha guarita”. Yogananda mi ha aiutato moltissimo.”

giovedì 16 giugno 2011

Cercare con gioia


Ognuno si avvicina al Sé secondo le proprie possibilità. Siamo sulla strada. Importante è avvicinarsi alla strada giusta. (in modo intuitivo o no). L’educazione, anche nei selvaggi, tende ad avvicinarsi al giusto. Lunga preparazione alla ricerca del Sé. Tutta la nostra vita è una ricerca. Una ricerca che è eterna. Riti tribali, ricerca per avvicinarsi a Dio. Modi diversi di esprimerla nei millenni. Il maestro, la scuola, il guru sono strumenti di aiuto per avvicinarsi alla meta: La ricerca del Sé.


Ernst Bernard diceva:’ più semplice meglio è.’ La fisica moderna si avvicina con la ricerca alla Verità Ultima. L’essere umano attraversa delle complicazioni infinite per trovare che è semplice: è dentro di noi.


Yogananda diceva sorridendo: “Vieni, gioca con me”. Dio ama giocare con noi, i suoi bambini. “Come, play with me”. Quando siamo stanchi, quando le cose non riescono…. In quei tre giorni che sono stata a Los Angeles, Yogananda mi ha rivelato un modo di vedere le cose. “Prendi la vita con gioia!!” I bambini si divertono. Non dicono : “No, allora giochiamo domani.”


La fatica della ricerca (il bambino ne fa abbastanza). La ricerca del Sé può essere fatta in modo diverso. Yogananda scherzava con i suoi discepoli, amava scherzare, capiva che l’essere umano ha bisogno di distrazioni. E’ necessaria la giocosità nella ricerca. Yogananda non era mai noioso. Scherzava e sapeva essere serio. Diceva: “Un santo triste è un triste santo”



L’uomo moderno vive con intensità lo studio, ha necessità di concentrazione. Ciò che è importate per Yogananda è la gioia di vivere, la gioia di amare, la gioia di fare. Yogananda con il dottor Louis non sapevano come trovare i soldi per i discepoli. Non era facile, però non perdevano mai la gioiosità.

martedì 19 ottobre 2010

La Baghavad Gita

La Baghavad Gita è un libro simbolico. I nemici da distruggere sono dentro di noi. Un testo molto bello, completo che risponde a tutte le domande.Quando si è diventati introspettivi si è pronti a ricevere un guru. Non bisogna cercarlo. Dio manda il guru quando è il momento giusto. Non bisogna essere intellettuali, filosofi. Non è necessario leggere tanti libri. Per raggiungere la self realization è sufficiente seguire quello che dice Yogananda, con disciplina e onestà. (Swami Sharananda Giri)


domenica 19 settembre 2010

Swami Sharananda Giri: perle di saggezza


Il proselitismo

Durante uno dei nostri incontri Swami Sharananda Giri affrontò il tema del proselitismo.“Non bisogna fare proseliti.-disse- L’SRF non ha bisogno di propaganda. I devoti vengono da Dio e dal Guru. L’emozione e l’entusiasmo portano a fare proseliti. E’ sbagliato. Non imporre niente a nessuno, tanto meno una scelta spirituale. Vivere con discrezione la propria via. Non c’è bisogno di mettere altarini ovunque per attrarre l’attenzione. Non si possono obbligare parenti e amici a seguire la propria strada.”


E’ facile cambiare il proprio stile di vita amava ripetere Swami Sharananda Giri. ”Distogli la mente dal mondo e mettila in Dio. “ Pick up your mind from the world e put it in God”. E’ così semplice. “It is so simple”. Corretta azione e meditazione. Bastano queste due cose per realizzarsi.



La cultura


Le migliori compagnie non sono umane, sono i libri scritti da grandi anime, ma non c’è bisogno di leggersi la vita di tutti i santi, basta seguire gli insegnamenti di Yogananda, disse un giorno Swami Sharananda Giri. Ma non basta leggerli, bisogna “sperimentare” in prima persona quello che c’è scritto. Allora, la fede si sviluppa e cresce.


Ursula,una delle ospiti dell’ashram, chiese se c’era differenza tra il monaco rinunciante e la vita spirituale di un laico. Swamji rispose di no:”Dipende da quanto progredisci nella vita spirituale- spiegò- Yogananda era un rinunciante, ma Rajarsi Janakananda era uno che viveva nel mondo.”


E per semplificare meglio il concetto Swamij ci parlò di una donna con 13 figli, sempre attiva, sempre generosa e devota. Nonostante tutte le incombenze familiari, tutti i giorni faceva due chilometri a piedi per pregare il suo guru. Una grande anima, eppure non era una monaca, concluse.