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mercoledì 19 febbraio 2014

L’attività come devozione a Dio



Pregate :“Ascoltami Dio, tu mi hai messo in questa situazione, mi è stato richiesto di fare questo, lo faccio per te, spero che tu sia contento. Lo offro a i tuoi piedi”. Praticate la devozione attraverso l’azione. Attraverso l’azione rimanete nella costante consapevolezza di Dio. Trasformate l’attività in un'altra forma di devozione. Tenete l’amore di Dio nel vostro cuore, anche quando siete immersi nell’attività.  Con la vostra intelligenza imparate a discriminate l’Apparenza  dalla Realtà Eterna. Dio è presente in ogni atomo della materia, sente ogni momento della vita. E’ eterno, infinito, onnipresente, onnisciente. Qualunque cosa esiste viene da lui, è la sua espressione, la sua manifestazione. La realtà esterna passa, cambia, ma la Realtà interna rimane. Discriminate continuamente tra l’Apparenza e la Realtà, tra l’Esterno e l’Interno. Attraverso questa discriminazione razionale  dobbiamo imparare a distinguere continuamente.

Perché entrare in una stanza buia?  Nel buio si è come dei ciechi. Cercate una lampada per cercare un interruttore. Immediatamente la stanza s’illumina. L’interruttore è collegato con una forma di energia. Attraverso l’interruttore arriva l’elettricità e raggiunge la lampadina e la riempie di luce. Se c ‘è un’interruzione con la corrente elettrica è inutile pigiare l’interruttore, la luce non verrà. Lo scopo dello yoga è collegare l’uomo con Dio. E’ necessario il collegamento, così la spiritualità entrerà nel nostro corpo, nella mente, nel cuore, e allora potrete esprimerla nella vita. L’unico modo è  di rendere la vostra vita nobile, bella, sublime, facendo del bene agli altri.

Dobbiamo essere sempre collegati con Dio, attraverso tutta la nostra  personalità  (emozioni, pensieri, azioni). Se la spiritualità entra nella nostra vita la trasforma. Lo yoga è praticato nel mondo da quando è stato scoperto. E’, inoltre, una splendida scienza della salute, cura tante malattie. (Swami Chidananda) Continua..



lunedì 27 gennaio 2014

Dio appartiene a tutti


Dio appartiene a tutti ( Assisi 1994)



Dio è la  Fonte comune, l’origine di tutti gli esseri viventi, di tutte le cose create. L’Essere supremo esisteva prima della teologia, prima dei templi indù, delle moschee, delle chiese cristiane, prima che esistessero le religioni. Questo Essere si è rivelato a diversi profeti, saggi; e ognuno di loro ha provato a raccontarlo  secondo le proprie possibilità, creando religioni diverse, le quali  sono tutte espressioni dell’Invisibile, dell’Inesprimibile.

E’ impossibile per l’intuizione limitata dell’uomo capire l’Essere inesprimibile. Se proviamo a mettere insieme tutte queste  rivelazioni o  intuizioni di persone diverse  in posti diversi e in epoche diverse, se proviamo a radunare insieme tutte queste esperienze, allora, forse, potremo avere una comprensione più completa di Colui che è, per definizione, Incomprensibile.

I cuori  hanno la capacità di sentire. Le parole, invece,  non  sono in grado di esprimere ciò che è Incomprensibile. Cercate di raggiungere l’ armonia e la comprensione approfondendo queste varie esperienze. Studiate tutti questi aspetti diversi, con empatia, per tentare di capire l’Essere Supremo in modo più profondo. (Swami Chidananda) Continua…


domenica 17 aprile 2011

L’egoismo del contemplativo

A volte il cammino spirituale, il cammino del contemplativo, proprio perché si basa sulla solitudine, sull’isolamento, rischia di potenziare l’ego. Soltanto il rapporto interpersonale costringe a modifiche profonde del carattere. La persona che tende alla perfezione è quella che evolve armonicamente su tutti i piani. Esistono individui che hanno un alto livello intellettuale e culturale ma dal punto di vista affettivo o psichico sono immaturi, infantili. L’innamoramento mette in moto meccanismi insospettati e insospettabili.


Vivere tutti i giorni con una persona ti costringe a rimetterti in discussione continuamente, a confrontarti con l’altro, con i desideri dell’altro, con le sue abitudini, le necessità, i vizi. C’è un contraddittorio continuo, stimolante, a volte doloroso e lacerante, con un essere reale. Il rapporto a due, in genere, provoca questa crescita della personalità, ma esistono anche rapporti intensi, logoranti, distruttivi, e allora siamo di fronte a situazioni malate, patologiche. Allora, chi deve dedicarsi soltanto allo spirito e a Dio non deve occuparsi delle cose terrene? Deve vivere isolato dal mondo, anche se nel suo paese c’è una dittatura, ci sono ingiustizie? Deve assistere impassibile alle atrocità senza intervenire? Soltanto i monaci, i mistici, sono destinati a raggiungere Dio? Quale sarà, allora, il destino del resto dell’umanità?

domenica 19 settembre 2010

Swami Sharananda Giri: perle di saggezza


Il proselitismo

Durante uno dei nostri incontri Swami Sharananda Giri affrontò il tema del proselitismo.“Non bisogna fare proseliti.-disse- L’SRF non ha bisogno di propaganda. I devoti vengono da Dio e dal Guru. L’emozione e l’entusiasmo portano a fare proseliti. E’ sbagliato. Non imporre niente a nessuno, tanto meno una scelta spirituale. Vivere con discrezione la propria via. Non c’è bisogno di mettere altarini ovunque per attrarre l’attenzione. Non si possono obbligare parenti e amici a seguire la propria strada.”


E’ facile cambiare il proprio stile di vita amava ripetere Swami Sharananda Giri. ”Distogli la mente dal mondo e mettila in Dio. “ Pick up your mind from the world e put it in God”. E’ così semplice. “It is so simple”. Corretta azione e meditazione. Bastano queste due cose per realizzarsi.



La cultura


Le migliori compagnie non sono umane, sono i libri scritti da grandi anime, ma non c’è bisogno di leggersi la vita di tutti i santi, basta seguire gli insegnamenti di Yogananda, disse un giorno Swami Sharananda Giri. Ma non basta leggerli, bisogna “sperimentare” in prima persona quello che c’è scritto. Allora, la fede si sviluppa e cresce.


Ursula,una delle ospiti dell’ashram, chiese se c’era differenza tra il monaco rinunciante e la vita spirituale di un laico. Swamji rispose di no:”Dipende da quanto progredisci nella vita spirituale- spiegò- Yogananda era un rinunciante, ma Rajarsi Janakananda era uno che viveva nel mondo.”


E per semplificare meglio il concetto Swamij ci parlò di una donna con 13 figli, sempre attiva, sempre generosa e devota. Nonostante tutte le incombenze familiari, tutti i giorni faceva due chilometri a piedi per pregare il suo guru. Una grande anima, eppure non era una monaca, concluse.


lunedì 19 luglio 2010

Gli angeli


Se il diavolo esiste, a maggior ragione dovrebbero esistere gli angeli. In questi ultimi anni c’è stato un vero proliferare di libri sugli angeli, scritti da coloro che dichiarano di avere un filo diretto con l’angelo custode, con cherubini e serafini. Pochi sono quelli interessanti. Il filosofo tedesco Rudolf Steiner ha dedicato molti libri alle gerarchie celesti. Ed anche il cinema si è soffermato sugli angeli in modo nuovo, penso al bel film di Wim Wenders Il cielo sopra Berlino. Le nostre chiese sono piene di angeli svolazzanti tra le nuvole, alcuni bellissimi, dipinti dai nostri maggiori artisti del Rinascimento. L’angelo è messaggero divino, è colui che unisce il cielo e la terra, Dio e gli uomini; forse è Dio stesso che si traveste, per incontrare l’umanità perché gli uomini, come dice la Bibbia, non potrebbero sopportare di vedere il suo volto.


Una sera tornavo dal lavoro, avevo appena chiuso la porta di casa alle mie spalle e davanti a me c’erano il buio e il silenzio del mio appartamento. Dal cuore mi salì istintivamente uno scoramento e un pensiero: “Nessuno mi ama”. Ma in quell’istante sentii improvvisamente un’onda di tenerezza e di calore avvolgermi completamente e darmi una grande gioia. Dopo molti anni non saprei ancora come spiegare quell’emozione così netta, così viva. All’epoca non pensai che potesse essere un angelo, non ci credevo.


Oggi ho meno certezze e molti più dubbi. In molti casi è impossibile trovare una spiegazione logica ad alcuni fenomeni; sono episodi che si manifestano in determinate circostanze, in un tempo e in un luogo ben definiti. Non si possono riprodurre a piacere. E questo spiega perché quelli che chiamiamo comunemente “fenomeni paranormali”, siano così difficili da verificare scientificamente. Ci sono troppe interferenze e varianti, ambientali, psichiche ecc. Pur mantenendo un sano scetticismo trovo interessante scoprire il lato oscuro della vita.

mercoledì 14 luglio 2010

Lo Yoga e la via dell' armonia


Krishna, nella Bhagavad Gita, dice che né l’austerità, né l’isolamento aiutano il sadhu, il “perfetto” che vive di privazioni nelle caverne dell’Himalaya, a raggiungere Dio. Anzi, in un altro passo, è ancora più esplicito: “Lo Yoghi è più grande degli asceti che si sottopongono alle disciplina corporea, più grande anche di coloro che seguono il sentiero della saggezza, o il sentiero dell’azione: sii tu, o Arjuna, uno Yoghi!”. Per ottenere la realizzazione è necessario, quindi, raggiungere l’armonia, l’equilibrio nella vita.


Credo che la via spirituale non possa che essere una via individuale. Ognuno di noi deve trovare Dio dentro sé stesso. Non ha bisogno di istituzioni, di preti, di sacerdoti, di monaci, di nessuna religione. Nei primi tre viaggi che ho fatto in India ho potuto assaporare, sia pure per poco tempo, l’esperienza di un’espansione di coscienza, quella felicità che è data semplicemente dal fatto di sentirsi parte di un Tutto. Per chi si sente come me senza radici è stata una sensazione di grande gioia. Poi il rientro in Italia e il vortice della vita quotidiana ha spazzato via i ricordi del viaggio e la serenità acquisita. Quando sono tornata successivamente, a distanza di anni, non ho provato le stesse emozioni. Ho continuato a viaggiare portandomi dietro quel senso di sradicamento che è la caratteristica della mia vita. L’espansione di coscienza è povera cosa, non è certo l’esperienza del samadhi, il rapimento estatico in Dio, così bene descritto da Yogananda nella sua Autobiografia.