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mercoledì 6 maggio 2015

Brother Sattvananda: Surrender




Brother Sattvananda inizia la sua conferenza con una battuta, ricordando la penuria di soldi che c’era nell’ashram di Los Angeles all’inizio dell’opera di Yogananda.  I monaci compravano vestiti usati, raccoglievano fondi per costruire gli edifici e un giorno un monaco durante una conferenza disse: “Abbiamo i fondi per iniziare i lavori. L’unica cosa… è che sono ancora nei vostri portafogli”.

Il messaggio di Mrinalini Mata: “ Nella vostra Anima esiste una forza e una volontà illiminata come figli di Dio. La scienza sacra dello yoga possa aiutarvi a superare l’irrequietezza  e sentire l’abbraccio di Dio, il benessere che si prova quando si è in sintonia con Dio. Aiutiamo gli altri a migliorare.”

Coltiviamo il giusto atteggiamento verso Dio. Essenziale è la disposizione mentale, quella che ci consente di avere il giusto atteggiamento per affrontare le circostanze che la vita ci presenta, gli alti e bassi che incontriamo.  Importante è raggiungere la saggezza.

Ogni sentiero ha le sue regole, quelle dello  yoga sono Yama e Nyama, sono indicazioni di base. Possiamo avere molte regole, ma la vita ci presenterà sempre nuove sfide. E’ necessario discriminare. Ci vogliono regole ma anche buon senso. Nel fondamentalismo  i precetti sono rigidi, si crede ciecamente in qualcosa, mentre la realtà è molto più complessa, non si può costringerla in una cornice rigida. Bisogna crescere. Il giusto atteggiamento nei confronti degli altri comprende buon senso, benevolenza, compassione, accettazione.

Un monaco chiese a Daya Mata: “Sto agendo con Verità?”. “L’amore è sempre più forte dello spirito della Verità”, rispose Daya Mata. Ci vuole umiltà nel giudicare. Chiediamoci sempre: ”Qual è la cosa giusta da fare in questa occasione?”.  Prima di intraprendere qualcosa dobbiamo fermarci a riflettere: ”E’ il mio istinto che mi spinge a reagire?” Dobbiamo agire nel modo giusto nel momento giusto.

Sri Yukteswar diceva che le buone maniere senza sincerità sono come una bella donna, senza vita.

La sincerità è importante, è una forma di gentilezza, ma dobbiamo stare attenti a ciò che diciamo.  Dobbiamo agire con le parole come un chirurgo con  il bisturi. La franchezza è un bene, ma per non sbagliare seguiamo le regole e chiediamo aiuto a Dio.  Comportiamoci come suggerisce la nostra coscienza, con umiltà. Diamo al Guru l’opportunità di guidarci.

L’intuizione sviluppa il giusto anelito del cuore. Sri Yukteswar diceva a Yogananda: “Impara a comportarti bene”. Una vita ben vissuta dimostra amore e saggezza, rispetto e benevolenza per gli esseri umani, gli alberi, gli animali, per tutto il creato.

Brother Sattvananda ricorda, a proposito dell’attenzione che dobbiamo avere per tutto il creato,  un episodio accaduto nell’ashram di Los Angeles. Un giovane monaco stava rastrellando le foglie nel giardino quando un altro discepolo di Yogananda lo chiama perché  bisognoso di aiuto. Il monaco giovane si precipita  lasciando cadere distrattamente il rastrello per terra. Un monaco anziano, che aveva assistito alla scena, quando il giovane monaco torna a rastrellare le foglie, gli fa notare che nella fretta aveva fatto cadere il rastrello su un rododendro  e un ramo della pianta si era spezzato.

 Brother Sattvananda ricorda un altro episodio che mostra la lungimiranza  dei monaci più anziani. Un giovane monaco era appassionato di arti marziali e dei film di Bruce Lee. E non perdeva occasione, quando camminava per strada, per girarsi a guardare i manifesti che pubblicizzavano le pellicole. Alla fine  Brother Premamoy lo  chiamò e lo portò al cinema a vedere un film, proprio di Bruce Lee. Le regole sono importanti, sono le basi di un giusto atteggiamento verso la vita, gli altri, Dio, il Guru. Ma ci sono anche  le eccezioni.

Sono le aspettative errate che ci fanno soffrire. Importante è il giusto atteggiamento verso la vita, ribadisce brother Sattvananda.

Quando Mukunda lasciò l’ashram di Sri Yukteswar per fuggire  sull’Himalaya,  al ritorno temeva i rimproveri del maestro. Ma Sri Yukteswar gli disse: “ Non mi aspetto nulla dagli altri, quindi non posso avere rabbia, desideri o frustrazioni”.

La serenità interiore non deve dipendere dalla situazione esteriore. Le aspettative inconsce che ci rendono felici vengono dai piani astrali. Quando la vita mostra il lato oscuro ci deprimiamo, ci arrabbiamo. La vita è lo strumento del nostro progresso spirituale. Buddha dice: “La vita è  impermanente”. Dalla transitorietà della vita nasce la nostra sofferenza. Come può una cosa impermanente renderci permanentemente felici?

La natura ha tre qualità: Tamas (oscurità, ci allontana da Dio), Sattva (positività, bene) , Raja (moto perpetuo, neutro).

La vita manifesta continuamente i lati positivi e negativi. Renderci felici è il nostro compito. Dobbiamo creare dentro di noi una pace interiore permanente seguendo le regole e praticando la meditazione.
Diventare saggi e sereni dipende sempre meno dagli agenti esteriori. Posso avere speranze, accettare la vita nel bene e nel male. Il karma, anche se è duro, dobbiamo prepararci ad affrontarlo. Se dobbiamo fare un safari nella giungla non possiamo aspettarci che i leoni  si comportino bene e i serpenti si allontanino.  Ci prepariamo adeguatamente e attraversiamo la giungla della vita.

Brother Sattvananda insiste nel ripetere che è importante  avere il giusto atteggiamento verso gli altri, perché spesso pensiamo che gli altri siano diversi da quello che sono. Dobbiamo dare agli altri il diritto di essere se stessi. Brother Sattvananda racconta una sua esperienza personale. “Quando ero novizio soffrivo molto del comportamento errato di alcuni novizi.” Mi chiedevo : “Ma perchè fanno così?”. Poi un giorno un monaco mi disse:  “Si comportano così  perché è lì che sono”.  “Dove? “chiese Sattvananda. “A quel livello di maturità”, rispose l’altro monaco.

 Pretendiamo che gli altri siano diversi, invece dobbiamo accettare gli altri così come sono, possiamo solo tentare di capirli. Una persona non fa la cosa giusta perché in quel momento  è incapace di farla. Dobbiamo cambiare noi, il nostro atteggiamento, la nostra strategia. “Non si può biasimare un coniglio perché è un coniglio e non è un leone”.

 Brother Sattvananda, per spiegare meglio il concetto,  racconta la storia di un difficile rapporto tra padre e figlio.  Il padre non era stato un buon padre nè un buon marito, aveva fatto soffrire la moglie, i figli; la coppia  si era separata: una famiglia distrutta. Sul letto di morte il figlio chiede spiegazioni al padre : “Perchè ci hai fatto soffrire così tanto? Perché hai fatto soffrire la mamma?” E il padre, che aveva raggiunto una certa saggezza prima di morire, rispose: “Non sapevo quello che facevo”.

 Dobbiamo avere il giusto atteggiamento anche verso Dio e il Guru.  Non dobbiamo coltivare aspettative sbagliate. Non dobbiamo pensare :“Sto facendo una vita buona , faccio tutto quello che posso. Dio dovrebbe darmi un po’ di serenità. Invece perché mi capita tutto questo?”.

Brother Sattvananda racconta un’altra storia.  C’era una famiglia perfetta, genitori, figli, tutti molto religiosi, seguivano le funzioni nei templi, poi il figlio maggiore partì per il Vietnam e la famiglia scomparve, non si vide più alle funzioni. Un monaco anziano alla fine  telefonò alla famiglia per chiedere spiegazioni. “Perché Dio ci ha trattato così?”, fu la risposta. Si erano allontanati dalla fede. Non avevano retto alla prova. La sofferenza, l’ingiustizia, a volte sono necessarie. Dio è sempre dalla nostra parte.

Gyanamata diceva: A un Maestro non importa che tu soffra o  meno. Perché quando il lavoro sarà compiuto  ci darà una mano. Ci dà problemi ma dall’altro lato ci aiuta. Bisogna avere fiducia in Dio perché è dalla nostra parte.

Brother Premamoy pregava la Madre Divina:” Non so perché devo passare attraverso queste esperienze, ma tu lo sai”.

Surrender è la parola chiave. Abbandonarsi a Dio.

martedì 21 aprile 2015

ROMA 2015 :Tour monaci SRF


La Self Realization Fellowship (  Fratellanza dell’Autorealizzazione del Sé), è stata fondata da Paramahansa Yogananda nel 1925 a Los Angeles. Oggi la SRF ha più di 500 centri di meditazione in tutto il mondo, è presente in 175 paesi. Yogananda lo aveva previsto durante una sua visita a Roma nel 1935. Disse: la SRF avrà un grande seguito.

Dopo otto anni di assenza i monaci della SRF sono tornati a Roma nel mese di marzo per un ciclo di incontri, conferenze, e per impartire l’iniziazione al Krya Yoga ai nuovi seguaci. Ogni anno i monaci,  in occasione del tour europeo, fanno tappa in una o due città italiane. Il prossimo anno saranno a Milano. Circa 800 persone hanno seguito la conferenza iniziale aperta a tutti poi, ogni giorno, più di 450 persone provenienti da tutta Italia hanno seguito gli incontri che si sono svolti alla Sheraton Golf. Un lungo weekend denso di emozioni. Si sono alternati negli incontri, nei satsanga  e nelle revisioni delle tecniche, l’americano Brother Sevananda, un uomo dal sorriso  mite, l’italiano Brother Sattvananda, un esempio  di semplicità e umiltà, e bramachari Cesar,  dall’aspetto efficiente. Tutti molto affabili e pieni di humor. L’organizzazione dell’evento, seguita dal gruppo romano della SRF,  è stata perfetta. Vorrei condividere ciò che  ho assimilato dagli incontri, nella speranza di non allontanarmi troppo dalla versione originale.

mercoledì 13 novembre 2013

Hermitage Encinitas







Alberi antichi piegati dal vento.
Rocce scoscese, coperte da
piante rare: barriera esile
contro  il tempo che divora.

Sedili di pietra, dove il pellegrino
riposa e medita: il senso della vita,
la ricerca, la morte.
E lo sguardo si perde nel vuoto.

Fiori dai mille colori
affrescano il giardino.
E nell’ aria si respira
una pace intensa.

Carpe giganti nuotano
nei piccoli laghi, verdi di foglie.
E ruscelli e cascate,
rotolano silenziosi.

L’oceano infinito
è a perdita d’occhio.
E il rumore delle onde
avvolge il pellegrino.

Quando il giorno  perde la sua luce
e le prime ombre avanzano timorose,
nel cuore scende una gioia nuova,
come una carezza.





martedì 15 ottobre 2013

Krya Yoga Ceremony (Los Angeles)



E’ sempre un’esperienza intensa, commovente, profonda, la cerimonia del Krya Yoga. Venti anni fa, qui a Los Angeles, durante la cerimonia, ho pianto per tutto il tempo, pregavo per una persona a me molto cara:  sul suo orizzonte incombevano nuvole nere.  Questa volta sono serena, grata al Guru per essere qui. Riconoscente per la sua benedizione. Mi commuovo al canto “Roses Roses”. Succede ogni volta.  Mi  cadono addosso tanti petali di rose: una pioggia  profumata dai colori diversi. Ne raccolgo parecchi, li porterò con me come ricordo di un evento speciale.

Un giorno una suora incontra un uomo che le chiede:”Come mai è così radiosa?” Lei risponde: “L’amore per Dio e la meditazione”. L’uomo replica: “Dio non esiste. Se avessi tempo le farei cambiare idea”. “Se io avessi tempo le farei cambiare idea- replica la suora- mi dispiace , ho un appuntamento.”

La felicità interiore che viene da una profonda meditazione si riflette sul volto. Il sorriso è contagioso. Paramahansa  Yogananda diceva: mettetevi davanti allo specchio e provate a sorridere. La felicità durevole è quella legata alla pace interiore. Tutto il resto dà soltanto un appagamento momentaneo e superficiale.


Una storia divertente ascoltata durante la Convocation. In un orfanotrofio  molti bambini sono in fila  davanti a un tavolo. C’è un cesto di mele e un cartello con un messaggio minaccioso: “Prendine una sola. Dio ti guarda!” Alla fine del tavolo c’è un altro cesto con tanti dolcetti. Un bambino chiede al suo compagno : “Quanti ne posso prendere? L’ altro risponde: “Quanti ne vuoi, tanto Dio è impegnato a guardare le mele”.




domenica 6 ottobre 2013

Los Angeles 2013


Meditazione con Kirtan. I bajans e i canti devozionali di migliaia di persone scendono su di me come una carezza che lenisce le ferite. Sono passati pochi mesi  dalle fratture ai polsi che pochi giorni prima di partire per Los Angeles sono caduta lesionando due costole. Tutta la prima parte del viaggio sarà segnata dalla sofferenza e dal disagio di dormire seduta.  E’ la terza volta che sono a Los Angeles, ed è la seconda Convocation della Self Realization Fellowship a cui partecipo dopo quella del 1993, centenario della nascita di Yogananda. Sempre al Bonaventure Hotel, a downtown. Un albergo con quattro torri che si stagliano verso il cielo.

Siamo in tremila di 42 nazioni diverse. 600 sono i volontari impegnati dalla mattina alla sera. Un’organizzazione perfetta. Un’opportunità per andare in profondità,  per riconoscere che siamo uno con Dio.  I monaci ripetono che è importante vivere questa settimana intensamente per  tornare alla nostra vita abituale diversi, migliori, così da poter influire sugli altri con il nostro esempio.

“Tu sei la luce, noi siamo le scintille, Tu ed io siamo Uno. Tu sei L’Oceano, noi siamo l’onda. Tu ed io siamo Uno. …”

Anche se se si è presi dal lavoro, dalla famiglia si deve trovare il tempo, anche solo 15 minuti, per stare in silenzio e meditare.   E’ utile offrire il lavoro a Dio e sentire la sua presenza in ogni istante  della nostra vita. Lui è vicino, siamo noi che lo dimentichiamo.  Ripetere mentalmente Dio, Dio, in ogni istante, qualunque cosa noi stiamo facendo.

 L’ importanza del Silenzio. Dio è silenzio. La meditazione è silenzio. Dobbiamo ricavare spazi di silenzio nella nostra  giornata. Non soltanto durante i ritiri spirituali.


“Quando nasciamo noi  piangiamo e gli altri che sono intorno a noi (genitori, parenti) ridono di gioia, quando invece moriamo noi ridiamo e gli altri piangono.”


In un Satsanga si affronta il tema del suicidio. Si può uccidere il corpo, ma  i problemi, le angosce rimangono nella mente e le ritroviamo nella prossima incarnazione.