lunedì 21 maggio 2012

Dieta contro il cancro



Il libro di Udo Renzenbruk  “ Dieta contro il cancro” (Natura e Cultura Editrice) l’ho scoperto molti anni fa in una clinica, molto particolare,  in provincia di Trento.  Nella clinica steineriana si seguivano le idee del medico-filosofo Rudolf Steiner: medicinali omeopatici ma soprattutto musica, pittura, scultura ed euritmia. Nel mese di ricovero nella  clinica ho ritrovato la passione per la pittura e la scultura che ho sempre avuto fin da ragazza. Sono tornata a casa con  una bellissima scultura e molti dipinti. L’arte- è  indubbio- stimola le forze creative e il processo di guarigione si mette in moto. Poi, per un anno, ho continuato con l’euritmia terapeutica.

Una premessa, per parlare di un  libro interessante che tutti dovrebbero leggere, a prescindere dal fatto che siano o meno malati di cancro. Il corpo umano, secondo Steiner, è costituito  da 4 elementi: corpo fisico, corpo eterico, corpo astrale, io; suddivisione che  ritroviamo nella  cultura orientale, dove si parla di corpo eterico o fisico, corpo astrale o emotivo, corpo- idea o causale. Il corpo fisico - secondo i testi di yoga-   dipende dal cibo e si distrugge con la morte; quello astrale dipende dall’energia, dalla volontà e dall’evoluzione del pensiero e il terzo corpo, quello causale, dipende dalla saggezza e dalla felicità. Gli ultimi due corpi rimangono legati insieme dai desideri e dal karma non consumato. E sono proprio i desideri che ci legano alla terra e ci spingono a reincarnarci. Quando tutti i desideri sono consumati con la ricerca spirituale e la meditazione, i tre corpi–prigione si dissolvono e l’anima diviene puro Spirito.

giovedì 10 maggio 2012

Chiara


    Angelo tra gli angeli
    Prestato alla terra
    Luce chiara
    Chiara fatta di luce
    Teneri gli occhi
    Che guardano
    Altri mondi
    Sorriso dolce
    Che sana
    Ferite altrui

    “Madre, questo è tuo figlio”
    Hai detto salutandoci
    E come promessa di futuro
    Hai donato un figlio
    Sassi sulle colline
    Di Medjugorje
    Sassi fino a toccare il cielo.
    

Lettera a un padre e a una madre

Carissimi,
sono tornata da Medjugorje con una immagine toccante stampata nella mia memoria. Chiara inginocchiata ai piedi della statua della Madonna e voi due dietro, quasi a proteggerla, con una mano sulla spalla. Una immagine talmente intensa che ho preferito rimanesse solo nella mia mente. Vorrei che le vostre preghiere silenziose, inviate in quel momento alla Madre Divina, fossero esaudite.
Voglio ringraziarvi per avermi dato la possibilità di vivere una profonda esperienza umana e spirituale.  E, soprattutto,l’occasione  di passare due giorni accanto a Chiara, una ragazza esile ( a volte sembra quasi una bambina), ma che dimostra in ogni istante una forza interiore enorme. Chiara è sorretta da una  fede profonda  che la rende lucida, serena, sempre con un mite sorriso.
Chiara è un essere superiore che ha superato i confini umani ed è direttamente in contatto con il cielo.  E come ha scritto Udo Renzenbrunk, medico steineriano, a conclusione del suo libro “Dieta contro il cancro: “Chi si ammala di cancro si accolla parte del destino dell’umanità”.


Le mie impressioni le ho raccolte in poche righe a lei dedicate.
Vi sono vicina con tutto il mio affetto.

sabato 5 maggio 2012

Medjugorje: il ritorno a casa


E’ il giorno della partenza. Piove a dirotto, fa freddo. Bisogna percorrere al contrario il cammino da  Medjugorje a Mostar e prendere l’aereo per tornare a Roma. Il paesaggio è povero, le case dimesse. Le buste di plastica, i rifiuti agli angoli delle strade, come da noi. L’autista guida  l’autobus con una sola mano, con l’altra ha l’orecchio incollato al cellulare! Il problema è che gran parte del percorso è formato da tornanti di montagna e vedo dal finestrino il bus sfiorare il precipizio. L’aereoporto è piccolo, sembra di essere tornata in India, i controlli lunghi, non c’è nessun mezzo per arrivare all’aereo, così adulti e bambini sotto la pioggia di corsa a piccoli gruppi per raggiungere l’aereo e salire sulla scaletta. Tutti hanno più volte ripetuto: “Nulla sarà più come prima”. E’ vero, ognuno torna cambiato, sono ridimensionati i nostri piccoli problemi quotidiani, si fa un serrato esame di coscienza. Cosa si chiede ora alla vita? Per chi crede la fede è  rinvigorita. 

Le mie impressioni? Le ho sintetizzate nella lettera che ho scritto ai genitori e nelle poche righe dedicate a lei. Dopo una rigida educazione religiosa ricevuta dalle suore fino alla maturità - considerati gli scandali  che hanno segnato per secoli la Chiesa fino ai giorni nostri - il mio forte bisogno di spiritualità si è rivolto altrove, al misticismo  orientale, a due filosofie: yoga e buddhismo, nate  nel segno dell’unione, della pace e della compassione. Sono troppo ribelle per sposare in pieno un’altra “chiesa”. La mia scelta è fatta di solitudine, silenzio e meditazione. Sono ormai  allenata nelle prime due, ho ancora difficoltà nella terza. Il cammino spirituale è difficilissimo e nonostante io abbia avuto negli anni dei “segni”, delle epifanie,  mi sento ancora all’’inizio del percorso. Avrei potuto fare di più- sono sicura- ma le contingenze reali: lavoro, responsabilità, continui problemi di salute, hanno sempre  messo in difficoltà la mia volontà, che ogni tanto cede alla stanchezza.

Con il passare degli anni si è rafforzata in me la convinzione che - come ha detto il gesuita, Padre Mariano Ballester, durante un ritiro spirituale -  nel tremila esisterà una sola religione. Quando gli uomini avranno smesso di ammazzarsi in nome di Dio. Alla base, tutte le principali religioni hanno gli stessi principi etici. L’uomo,  nel tempo e in luoghi diversi, ha dato un nome diverso a Dio e non posso credere che un essere umano buono e giusto, che vive con bontà e verità il suo cammino su questa terra debbe finire all’ Inferno  perché non conosce il cattolicesimo e non va a Messa. Non credo al Dio irato e vendicativo del Vecchio Testamento, credo al Dio misericordioso e buono di cui parla il Cristo Gesù.

mercoledì 2 maggio 2012

Sulle colline di Medjugorje



 Comincia il cammino per raggiungere  la collinetta dove è apparsa la Madonna. Decine di giganteschi pulmann sostano ai lati delle strade. Camminare sui sassi aguzzi con scarpe da città è un’ impresa ardua, ma non manca l’aiuto di altri pellegrini . Tra un sasso e l’ altro ci sono spiragli di terra, spesso bagnata e quindi più scivolosa. In ogni istante c’è il rischio di crollare per terra, nonostante il famoso bastone da montagna con cui si avanza faticosamente. Al  ritorno  le scarpe  sono distrutte.

 Ci sono lunghe file di pellegrini che avanzano lentamente recitando il rosario. File che avanzano e file che scendono. Non ci sono sentieri e quindi  spesso bisogna districarsi tra i vari gruppi. Giunti in cima alla collina ci accoglie  la statua della Madonna. C’è chi sta in silenzio, chi prega. A turno ci si avvicina per recitare una preghiera, con la speranza che la vicinanza possa toccare il cuore della madre celeste . Come  tutti gli altri del nostro gruppo, anch’io  ho chiesto la grazia per la giovane mamma ma anche una protezione speciale per le persone a me più care. Può la madre divina ascoltare tutti i cuori e dare ad ognuno una risposta?


Perché Medjugorje


18/4/2012



E’ il giorno del pellegrinaggio, è uscito finalmente il sole. Prima di incamminarci sulle colline di Medjugorje, ci riuniamo nella sala da pranzo della casa albergo di Mjriana. La giovane mamma, per cui siamo qui riuniti , racconta la sua esperienza di vita. Troppo straziante per poterne parlare, anche se uno dei frati francescani, che accompagna la comitiva, spesso, anche durante la Messa, svela segreti del suo calvario. Serena, con un sorriso dolcissimo, lei  è pronta ad accogliere la volontà divina, qualunque essa sia. Per lei aver riunito così tante persone diverse  è già stata una grazia. 
Ma la sua mamma prega  in modo commovente:“Madonna, se non puoi guarirla, lasciala tra noi ancora per un po’, tu puoi averla per l’eternità”.

Accanto alla giovane mamma il suo compagno di vita e il suo piccolo di dieci mesi, bellissimo, che appena sente suonare e cantare i canti religiosi agita manine e piedini nell’intento di dirigere il concerto. Il marito interviene ogni tanto, si commuove, mentre lei sembra distaccata, come se i suoi occhi guardassero già altri mondi.

sabato 28 aprile 2012

La veggente Mirjana



Medjugorje 17.4.2012



La sala è piena. Siamo arrivati sotto la pioggia,le strade sono trasformate in ruscelli, fa freddo. Mirjana ci accoglie nella sua casa-albergo. E’ una donna semplice, parla pacatamente, un buon italiano.  Le sue parole sono coperte a volte dalle  grida di oltre trenta bambini che giocano nella sala e fanno parte delle 150 persone che sono venute in pellegrinaggio a Medjugorje per chiedere una grazia. Una grazia per una persona speciale, un giovanissima madre, già segnata da dure prove,  che ora combatte con la malattia del secolo.

Ho raccolto per quanto ho potuto l’intervento di Mirjana. Non è semplice tentare di frenare la vitalità e l’entusiasmo di  33 bambini, dai sei mesi ai sei anni. Ma la presenza di così tante giovani coppie e così tanti bambini è stato notato anche da Mirjana che ha commentato:”Non ho mai visto tanti bambini tutti insieme”.


Mirjana parla dell’importanza che l’esempio dei genitori  può avere   nella vita dei propri figli. Risponde ad alcune domande. Qualcuno chiede: Com’è la Madonna ? E Mirjana risponde :”La Madonna è una donna bellissima, impossibile descrivere una bellezza divina”. Con che lingua ti parla?, chiede un altro. “Lei, durante i colloqui, parla con me in croato, la mia lingua. Io non faccio domande, è la Madonna che guida i nostri colloqui. E parla sempre di amore e pace. La Madonna può parlare ad ognuno di noi, basta aprire il nostro cuore.”

E poi riferendosi al  nostro pellegrinaggio, persone disparate unite dalla volontà di chiedere una grazia specifica alla Madonna, Mirjana dice :” Possiamo “costringere” la Madonna a fare la guarigione della nostra amica.”

“Se Dio non regna nella nostra casa, tutto è inutile. La benedizione di Dio è tutto. Non comprate libri inutili che parlano di Medjugorje. Sono libri scritti senza mai parlare con noi veggenti. Comprate soltanto il libro di preghiere:”Pregate, pregate, pregate”.
Dio non chiude il suo cuore se un figlio piange. Sorridete e andate a Messa. Date amore e mettete i vostri figli nelle mani della Madonna.”

 “Alla prima apparizione noi eravamo bambini.-spiega-  Abbiano chiesto alla Madonna: Cosa dobbiamo fare? E lei ci ha risposto: Quello che dice il vostro cuore. Se volete farvi suore va bene, se volete una famiglia va bene lo stesso.  Avere marito vuol dire avere una croce.”(applauso in sala, soprattutto da parte delle donne presenti).

“All’epoca sono stata sette giorni a pane ed acqua chiusa in casa prima di decidere. Non potevo immaginare la mia vita senza bambini, così ho deciso per la famiglia.Quando devo prendere una decisione io prego, e quando sento la pace  scendere nel mio cuore significa che la decisione che ho preso è quella giusta.”

Mirjana accenna alla sua infanzia: “Da bambina vivevamo a Sarajevo. Spesso i comunisti venivano nella nostra casa a prelevare la mia famiglia e io non sapevo mai se i miei genitori sarebbero tornati. Un periodo difficile. Poi siamo tornati a vivere a Medjugorje.”

“Paradiso, Inferno e Purgatorio esistono. E’ importante avere l’amore nel cuore. Se il cuore è chiuso non si vede la Madonna.  La Madonna è allegra quando parla di Gesù. Pregate con il cuore. Fate il rosario completo  tutti i giorni e il digiuno due volte alla settimana, il mercoledì e il venerdì. Cominciate a praticare, poi la Madonna vi darà una mano.”