domenica 17 aprile 2011

L’egoismo del contemplativo

A volte il cammino spirituale, il cammino del contemplativo, proprio perché si basa sulla solitudine, sull’isolamento, rischia di potenziare l’ego. Soltanto il rapporto interpersonale costringe a modifiche profonde del carattere. La persona che tende alla perfezione è quella che evolve armonicamente su tutti i piani. Esistono individui che hanno un alto livello intellettuale e culturale ma dal punto di vista affettivo o psichico sono immaturi, infantili. L’innamoramento mette in moto meccanismi insospettati e insospettabili.


Vivere tutti i giorni con una persona ti costringe a rimetterti in discussione continuamente, a confrontarti con l’altro, con i desideri dell’altro, con le sue abitudini, le necessità, i vizi. C’è un contraddittorio continuo, stimolante, a volte doloroso e lacerante, con un essere reale. Il rapporto a due, in genere, provoca questa crescita della personalità, ma esistono anche rapporti intensi, logoranti, distruttivi, e allora siamo di fronte a situazioni malate, patologiche. Allora, chi deve dedicarsi soltanto allo spirito e a Dio non deve occuparsi delle cose terrene? Deve vivere isolato dal mondo, anche se nel suo paese c’è una dittatura, ci sono ingiustizie? Deve assistere impassibile alle atrocità senza intervenire? Soltanto i monaci, i mistici, sono destinati a raggiungere Dio? Quale sarà, allora, il destino del resto dell’umanità?

Milarepa: l’obbedienza

In nome dell’obbedienza cieca al suo maestro, che lo stava mettendo alla prova, Milarepa ha costruito e distrutto decine di volte la stessa torre. Non è nell’obbedienza totale che viene forgiata l’umiltà, la personalità? Abbiamo tutti fretta di salvare il mondo, ma non abbiamo il tempo di salvare noi stessi, diceva swami Satchidananda.

giovedì 14 aprile 2011

Il dovere della chiarezza

Non ho accettato la proposta del monaco buddhista, di condividere una parte del viaggio insieme, e tanto meno l’avrei accettata da un turista qualsiasi. Viaggio sempre da sola e, pertanto, seguo delle elementari regole di prudenza. Non giro di notte e non frequento locali notturni che, d’altra parte, non mi interessano; mi fido soltanto delle persone che conosco o che mi ispirano fiducia; per spostarmi e per visitare musei e templi utilizzo il taxi.


Se avessi fatto la scelta di diventare monaca a vent’anni e poi, a quaranta, avessi scoperto che per me quella scelta era troppo pesante, che altre esperienze premevano, c’erano soltanto due possibilità: tentare di sublimare il desiderio sessuale concentrandomi sulla preghiera e sulla meditazione - perché anche per i monaci buddhisti ci sono i voti di castità, povertà, umiltà - oppure lasciare l’abito ocra ed entrare nella vita, con tutti i rischi che questo comporta.


Non riesco a concepire che un sacerdote si faccia trovare in una casa squillo insieme a due prostitute, come è accaduto molti anni fa a Roma, perché era un habitué. È come per tanti matrimoni. Non si sfasciano per opportunismo. Se questo sacerdote non fosse stato scoperto in quella casa squillo dai carabinieri, che hanno fatto rapporto al Vicariato, nessuno ne avrebbe mai saputo niente, tranne forse il suo confessore, al quale lui avrebbe continuato a dire per chissà quanto tempo: “Padre, ho peccato con una donna!”, forse senza aggiungere “prostituta” e forse omettendo il particolare che lo faceva abitualmente con due donne contemporaneamente.

martedì 12 aprile 2011

Uno strano incontro a Bodh Gaya


In uno dei miei viaggi in India, avevo fatto tappa a Bodh Gaya, dove è venerato l’albero sotto il quale Gautama Siddharta ottenne l’illuminazione nel 528 avanti Cristo. Ricordo una bella immagine: alcune monache buddhiste raccoglievano con umile devozione tutta l’erba cresciuta tra gli intarsi del muro. Riuscii a portarmi a casa una foglia, che ora è incorniciata, accanto ad altre immagini del Buddha, nella mia camera da letto. Sono entrata nel tempio, dove in quel momento per fortuna non c’era nessun turista, per una breve meditazione. E quando sono uscita un monaco, che era di guardia alla porta, incuriosito, si è avvicinato chiedendomi come mai meditassi e dove alloggiassi.


Mi ha proposto di visitare visitare l’ashram, che ha una guest house, poi mi ha offerto del tè nella sua stanza e, prima di salutarmi, mi ha detto: “Scrivimi, ti raggiungerò a Varanasi; faremo un po’ del viaggio insieme”. Forse ho soltanto male interpretato le sue parole gentili, ma il suo sguardo e i suoi gesti ambigui sembravano confermare i miei dubbi. Ovviamente, mi sono ben guardata dal comunicargli i miei spostamenti successivi. Dagli uomini comuni non pretendo l’ascetismo- siamo tutti fragili creature- ma da chi fa meditazione da molti anni non accetto un comportamento quanto meno equivoco.

giovedì 24 marzo 2011

La clonazione

Un altro tema di grande attualità è stabilire fin dove la scienza possa spingersi nell’ingegneria genetica. Ho orrore della clonazione: ci sono stati già esperimenti sugli animali, potrebbero esserci tra breve esperimenti sugli uomini, forse sono stati già fatti in segreto. Un uomo clonato è- secondo alcuni- un uomo senza un io, quindi destinato ad essere l’involucro di una entità negativa.


Creare un mondo abitato da esseri clonati sarebbe come consegnare il nostro pianeta nelle mani delle forze del Male. Ma senza arrivare a questa visione apocalittica, sulla quale si può discutere, è certo che la clonazione ci ripropone l’eterno conflitto tra il bene e il male. La scienza è al servizio dell’uomo e non l’uomo al servizio della scienza. Se non è l’etica a guidare lo scienziato, come potrà mai l’uomo sfuggire al delirio di onnipotenza, alla sfida continua di misurarsi con Dio?

Il trapianto di organi

Lo stato di coma di una persona, con elettroencefalogramma piatto, pone un altro drammatico problema: quello dei trapianti. In parte trovo che sia una visione meccanicistica del corpo umano. Quando l’auto non funziona si va dal meccanico, si cambia la ruota, la frizione, si prende lo stesso pezzo da una macchina usata. Proprio pensando all’ipotesi della reincarnazione, mi sono chiesta più volte se trapiantando il cuore di una persona su un’altra non si trasferiscano automaticamente anche le sue qualità positive e negative, le malattie latenti. È già accaduto, infatti, che un trapiantato sia morto di cancro perché la malattia non era ancora evidente nel donatore. Per quanto riguarda le qualità della persona, bisogna chiedersi: se ogni cellula del nostro corpo contiene l’intera memoria del nostro essere- come qualcuno sostiene- questa memoria non si trasferisce in parte anche al ricevente?


Lasciando da parte le argomentazioni filosofiche, bisogna riconoscere che i trapianti, per il momento, sono l’unica via d’uscita per molte malattie che non lasciano alternative alla morte. Quando si tratta di giovani vite da salvare non dovrebbero esserci dubbi sulla donazione di organi. In fondo, quando il corpo astrale taglia il cordone ombelicale che lo lega al corpo fisico, questo rimane soltanto un involucro vuoto. Le resistenze psicologiche nascono forse dal fatto che il cinema si è cimentato spesso sul tema della morte. Quanti film ci hanno mostrato l’angoscia di chi si risveglia intrappolato in una bara chiusa, dopo una morte apparente!


Vorrei riprendere il discorso filosofico-religioso : l’appuntamento con la morte fa parte del nostro destino; se ci si oppone, non si viola in qualche modo la legge del karma? Le nuove scoperte scientifiche e i progressi della medicina costringono tutti noi, Chiese comprese, a rivedere dogmi e affermazioni del passato.

sabato 19 marzo 2011

Welby: Lasciatemi morire

Un altro caso straziante è stato quello di Piergiorgio Welby, inchiodato al letto, senza poter respirare o parlare per molti anni. Comunicava con la moglie e con il mondo con il computer. E con il computer aveva scritto un libro intitolato “Lasciatemi morire” per raccontare la sua terribile esperienza. Aveva inviato anche una lettera al Presidente della Repubblica per esprimere la sua indicibile sofferenza. Dopo molti anni di battaglie civili, il suo grido di dolore fu esaudito, non senza polemiche e conseguenze per il medico anestesista che aveva staccato il respiratore.


Anche nel caso di Piergiorgio Welby, la Chiesa si è comportata in un modo che non si può definire certamente cristiano. Furono negati a Welby i funerali religiosi, perché – si disse- si era trattato di un “suicidio”assistito. Eppure esistono, come la storia insegna, due pesi e due misure. In altri casi di suicidio, il Vaticano ha chiuso un occhio. E, contravvenendo a ogni regola di buon senso, ha addirittura accolto le spoglie di un boss della malavita, Enrico De Pedis, nella basilica di Sant’Apollinare a Roma. Con quale motivazione? Sarebbe interessante saperlo.


In Italia, per i malati terminali, sarà possibile finalmente usare nella terapia antidolore la morfina e i cosiddetti farmaci analgesici tratti dall’oppio. La scienza moderna ha dato all’uomo i mezzi per eliminare il dolore, per anticipare la morte o prolungare l’agonia all’infinito. Dietro la scelta di tenere in vita una persona con le macchine per mesi, per anni, il cosiddetto accanimento terapeutico, non c’è forse anche l’ interesse delle case farmaceutiche? Eppure, dovrebbe essere un imperativo per qualunque legislatore trovare per il “ fine vita” una soluzione amorevole e rispettosa nei confronti del malato.