mercoledì 10 giugno 2015
Brother Sevananda (aiuto divino)
domenica 14 dicembre 2014
La via delle nuvole bianche
giovedì 24 marzo 2011
Il trapianto di organi
Lo stato di coma di una persona, con elettroencefalogramma piatto, pone un altro drammatico problema: quello dei trapianti. In parte trovo che sia una visione meccanicistica del corpo umano. Quando l’auto non funziona si va dal meccanico, si cambia la ruota, la frizione, si prende lo stesso pezzo da una macchina usata. Proprio pensando all’ipotesi della reincarnazione, mi sono chiesta più volte se trapiantando il cuore di una persona su un’altra non si trasferiscano automaticamente anche le sue qualità positive e negative, le malattie latenti. È già accaduto, infatti, che un trapiantato sia morto di cancro perché la malattia non era ancora evidente nel donatore. Per quanto riguarda le qualità della persona, bisogna chiedersi: se ogni cellula del nostro corpo contiene l’intera memoria del nostro essere- come qualcuno sostiene- questa memoria non si trasferisce in parte anche al ricevente?
Lasciando da parte le argomentazioni filosofiche, bisogna riconoscere che i trapianti, per il momento, sono l’unica via d’uscita per molte malattie che non lasciano alternative alla morte. Quando si tratta di giovani vite da salvare non dovrebbero esserci dubbi sulla donazione di organi. In fondo, quando il corpo astrale taglia il cordone ombelicale che lo lega al corpo fisico, questo rimane soltanto un involucro vuoto. Le resistenze psicologiche nascono forse dal fatto che il cinema si è cimentato spesso sul tema della morte. Quanti film ci hanno mostrato l’angoscia di chi si risveglia intrappolato in una bara chiusa, dopo una morte apparente!
Vorrei riprendere il discorso filosofico-religioso : l’appuntamento con la morte fa parte del nostro destino; se ci si oppone, non si viola in qualche modo la legge del karma? Le nuove scoperte scientifiche e i progressi della medicina costringono tutti noi, Chiese comprese, a rivedere dogmi e affermazioni del passato.
martedì 12 ottobre 2010
Meditare sempre
“Canta Hong Sau mentre cammini. In qualunque momento della giornata, seduto su un autobus, in attesa all’aereoporto, canta Hong Sau,” mi disse un giorno Swami Sharananda Giri, in uno dei nostri incontri a Dwarahat. “Il nostro dovere è cambiare, cambiare in meglio ogni giorno. Non chiedere a Dio: Dammi questo, toglimi questa pena. Chiedi soltanto aiuto e guida. Non frequentare inutili compagnie. Evita le chiacchiere inutili. Impara a dire di no: Se la gente si offende, bene, non era una giusta compagnia. La porta di casa non deve essere aperta a tutti. Crescere la bellezza dentro di noi. Vedere Dio in ognuno e in ogni cosa. Vishnu disse a Tulsidas: Tu devi amare ognuno, perché non sai in quale forma fisica mi presenterò a te la prossima volta. L’umiltà è una delle principali virtù.”
“Amare tutti come se fossero figli. La più grande conquista per una donna è saper stimolare negli uomini l’amore per la madre divina, invece dell’amore sensuale. Parlare a Dio continuamente, come un bambino. Non è importante se non risponde. Un giorno risponderà. Bisogna essere capaci di mettersi in sintonia con Dio, rapidamente, senza pensare a ciò che accade intorno. Entrare dentro di sé, fare più meditazione, sempre più meditazione. Hai un buon karma se in questa vita hai incontrato Yogananda.”
“Lo scopo della vita ,come ha detto Guruji, è:
1 Imparare.
2 Imparare a crescere.
3 Crescendo riconoscere la verità che tu sei in realtà un ‘anima, una parte di Dio.
4 Self- Realization.”
lunedì 9 agosto 2010
L'inferno sulla terra
Il vero inferno e il purgatorio, per noi poveri mortali, sono su questa terra; la vita di tutti i giorni, con le sue sofferenze quotidiane, grandi o piccole, è la nostra penitenza. Possiamo pensare a qualcosa di più infernale delle stragi nel Ruanda o della pulizia etnica in Bosnia? Cosa c’è di più mostruoso dello sterminio di sei milioni di ebrei in nome di una presunta superiorità ariana? Ci può essere qualcosa di più atroce delle camere a gas di Hitler? O qualcosa di più diabolico dell’11 settembre? Il nostro inferno e il nostro purgatorio sono qui; nell’aldilà- se c’è qualcosa - non può essere che il Paradiso - inteso come luogo di pace e armonia - oppure c’è soltanto l’ oblio, il sonno eterno.
Come si possono, quindi, giustificare razionalmente le atrocità commesse dagli uomini in molteplici periodi della storia? Come si può accettare la sofferenza? Ci sono persone che nascono ricche ed altre povere; alcune nascono malate, altre sane. Si dice: Il bene ha in sé il male e il male ha in sé il bene. Portiamo dentro di noi il seme della malvagità. L’esperienza della sofferenza può portare al suicidio, all’omicidio, al massacro. A volte l’ esperienza del dolore avvicina l’uomo alla spiritualità. Se non si crede nel karma, come si può giustificare tutto questo? La Isha Upanishad, una delle più antiche e venerate scritture indù, ha come idea centrale proprio la riconciliazione delle coppie fondamentali di opposti.
martedì 16 marzo 2010
lo Yoga e i vari sentieri di perfezione
Lo Yoga e i vari sentieri di perfezione
La cultura e la civiltà che hanno prodotto la filosofia yoga sono antichissime. I primi testi risalgono forse a tremilacinquecento anni fa. Sono molto antecedenti alla venuta del Cristo. Lo Yoga è uno dei sistemi ortodossi della filosofia induista. Esistono vari sentieri di perfezione, il più conosciuto in occidente è sicuramente l’Hatha Yoga, praticato come ginnastica dolce; poi c’è la via dell’amore e della devozione, Bhakti; la via della ripetizione di suoni sacri, Mantra; il sentiero dell’azione compiuta senza attaccamento, Karma; la via della conoscenza e della saggezza, Jnana; la tecnica di concentrazione sui suoni astrali, Laya, e, infine, lo Yoga regale, Raja, che li comprende un po’ tutti.
L’ascesi nello Yoga
L’uomo scopre il divino che è in sé. E non importa il nome che noi usiamo: Essere Supremo, Nirvana, Satori, Brahma, Allah, Jahweh, Elohim. Ciò che è importante è utilizzare questo breve pellegrinaggio sulla terra per cercare un collegamento con Dio e proseguire in quella direzione. È questo, mi pare, il senso del messaggio di Paramahansa Yogananda. Un forte richiamo alla propria interiorità, a scoprire il Sé, a superare steccati e divisioni. Lui non proponeva dogmi e non pretendeva atteggiamenti fideistici ciechi ma offriva ai discepoli le tecniche per entrare in contatto con Dio. Poi diceva: lavorate, seguite i miei insegnamenti con devozione e disciplina e avrete la prova di ciò che dico. Quindi, non è necessario isolarsi in una caverna.