martedì 21 aprile 2015

ROMA 2015 :Tour monaci SRF


La Self Realization Fellowship (  Fratellanza dell’Autorealizzazione del Sé), è stata fondata da Paramahansa Yogananda nel 1925 a Los Angeles. Oggi la SRF ha più di 500 centri di meditazione in tutto il mondo, è presente in 175 paesi. Yogananda lo aveva previsto durante una sua visita a Roma nel 1935. Disse: la SRF avrà un grande seguito.

Dopo otto anni di assenza i monaci della SRF sono tornati a Roma nel mese di marzo per un ciclo di incontri, conferenze, e per impartire l’iniziazione al Krya Yoga ai nuovi seguaci. Ogni anno i monaci,  in occasione del tour europeo, fanno tappa in una o due città italiane. Il prossimo anno saranno a Milano. Circa 800 persone hanno seguito la conferenza iniziale aperta a tutti poi, ogni giorno, più di 450 persone provenienti da tutta Italia hanno seguito gli incontri che si sono svolti alla Sheraton Golf. Un lungo weekend denso di emozioni. Si sono alternati negli incontri, nei satsanga  e nelle revisioni delle tecniche, l’americano Brother Sevananda, un uomo dal sorriso  mite, l’italiano Brother Sattvananda, un esempio  di semplicità e umiltà, e bramachari Cesar,  dall’aspetto efficiente. Tutti molto affabili e pieni di humor. L’organizzazione dell’evento, seguita dal gruppo romano della SRF,  è stata perfetta. Vorrei condividere ciò che  ho assimilato dagli incontri, nella speranza di non allontanarmi troppo dalla versione originale.

lunedì 23 marzo 2015

Il libro tibetano dei morti


Un uomo che possiede il senso dell’ umorismo non può che essere compassionevole nel profondo del suo cuore. (Buddha).

Il Bardo Thodol ( Il libro tibetano dei morti) ci dice che tutte le divinità e i demoni, le forze della luce e delle tenebre, sono dentro di noi, e che coloro  che vogliono vincere il Signore della Morte dovranno incontrarlo e riconoscerlo in vita. 

Il sacrificio del proprio Ego, è il solo sacrificio accettabile dal Buddha. Il signore della Morte non è  altri che  il grande Compassionevole, Avalokitesvara. I sacrifici cruenti del passato sono stati sostituiti con quello del nostro piccolo sé, che ci ha tenuto in schiavitù per cicli cosmici e ci tratterrà nel ciclo di nascita e morte finchè non lo  supereremo.

L’origine della religione non fu la paura della morte, ma il riconoscimento della morte come la grande  trasformatrice e l’iniziatrice nella vera natura del più profondo essere dell’uomo.  Il pendolo oscilla dalla nascita alla morte e quindi indietro dalla morte alla nascita.

I problemi non possono essere risolti disapprovandoli, ma soltanto affrontandoli. 

Un mago non è  particolarmente un essere religioso, ma piuttosto qualcuno che sa come usare le leggi che governano il parallelismo di forze psichiche e cosmiche.  Se è un uomo religioso adopererà la sua conoscenza per il bene di tutti gli  esseri; se non lo è, le adopererà soltanto a suo vantaggio o di chi gli è utile. E’ questo che distingue la magia “bianca” da quella “nera”, sebbene entrambe siano basate sugli stessi principi. 

( Dal libro "La via delle nuvole bianche " di Lama Anagarika Govinda edito da Ubaldini)

martedì 17 marzo 2015

L'iniziazione di un vero guru



L’auto compiacimento delle virtù negative costituiva, sul sentiero dell’Illuminazione un ostacolo maggiore delle passioni stesse, le quali, attraverso la visione interiore della vera natura della mente, potevano essere trasformate e purificate in forze di liberazione. 

Tilopa: La vera natura delle passioni si è trasformata nella sublime conoscenza dell’emancipazione. Soltanto un uomo che ha grandi passioni è capace di grandi gesta e di ottenere grandi realizzazioni nel regno dello spirito. Soltanto un uomo che ha attraversato il fuoco della sofferenza e della disperazione, come Milarepa, ha potuto realizzare il fine supremo nello spazio di una vita. 


Colui  che parla della verità, in realtà la offende; colui che cerca di provarla, in realtà la mutila e la distorce; colui che la etichetta e ne fa una scuola di pensiero, la uccide; e colui che si dichiara un credente la seppellisce”. LinYutang 


Tra i vari guru non c’è rivalità, proprio come non ce n’è fra i differenti aspetti della realtà o verità. Ogni maestro può rivelare soltanto quello che egli  stesso ha sperimentato o realizzato, e ciò di cui è divenuto incarnazione. Nessun singolo maestro può esaurire tutti gli aspetti della verità e della realtà ultima. 

L’iniziazione di un vero guru è oltre le divisioni di sette e di credi: è il risvegliarsi della realtà interiore la quale, una volta intravista, determina l ’ulteriore  corso del nostro sviluppo e le nostre azioni senza l’imposizione di regole esterne. 

(Pensieri tratti dal libro " La via delle nuvole bianche" di Lama Angarika Govinda, edito da Ubaldini)

Coscienza e intuizione


Coscienza diretta, secondo la psicologia buddista è ciò che è “entrato nel flusso” verso la liberazione o l’illuminazione, in cui si realizza la sua natura universale. 

Dobbiamo dirigerci da una coscienza ostinata e caotica, da una mente che è agitata o distratta da qualunque tipo di oggetti e di illusioni effimere, verso una coscienza diretta, cioè coordinata e armonizzata, che non è diretta verso nessun punto particolare o oggetto limitato, ma che consiste, per così dire, nell’integrazione di tutte le direzioni e i punti. 


L’intuizione si basa sull’esperienza ripetuta e l’esperienza si basa sulla pratica. Soltanto quando la pratica ha condotto a  una completa padronanza di qualsiasi oggetto o di qualunque tecnica, cosicché essi non richiedono più la nostra attenzione conscia, soltanto allora è possibile fare assegnamento sulla nostra intuizione e agire spontaneamente. E  senza  sforzo come un virtuoso che domina il suo strumento.


Nessuna opera importante a cui ci si dedica sinceramente con tutto il cuore rimarrà incompiuta… Quello che non si termina in una vita, sarà continuato e compiuto in un’altra.

("La via delle nuvole bianche" di Lama Anagarika Govinda edito da Ubaldini)


La goccia nel mare



Il semplice “fondersi nel tutto” come una  goccia   nel mare, senza essersi resi conto di quella totalità, è solo un modo poetico di accettare l’annichilimento e di eludere il problema posto dalla nostra individualità.  Perché  l’universo dovrebbe evolvere forme di vita e di coscienza individualizzata se non fosse inerente o consistesse proprio in ciò lo spirito o la natura dell’Universo?  

La questione rimane la stessa, sia che vediamo l’universo con gli occhi di uno scienziato,  cioè  un universo oggettivo di forze fisiche, che con gli occhi di un buddhista, cioè un’emanazione o proiezione di una forza spirituale, sperimentata soggettivamente come  una universale e onni-comprendente “coscienza deposito”.

Il fatto stesso della  nostra esistenza individuale deve avere un posto  significativo nell’ordine dell’ Universo e non può essere ignorato come un deplorevole incidente o una mera illusione - quale illusione ?– ci si potrebbe chiedere.

Comunque,  più importanti dei nostri ragionamenti psicologici, sono i fatti visibili i quali, molto tempo prima che la religione, la filosofia o la psicologia, fornissero una qualunque spiegazione, conducono alla convinzione non solo di una sopravvivenza della coscienza individuale oltre la morte, in qualche regno superiore o inferiore, ma anche di una rinascita nel nostro mondo umano. 

("La via delle nuvole bianche di Lama Anagarika Govinda" edito da Ubaldini)

sabato 21 febbraio 2015

Coscienza e consapevolezza


La coscienza si basa su due funzioni: la consapevolezza e la  conservazione dei frutti dell’esperienza (la memoria). La coscienza come deposito dell’esperienza supera di molto la coscienza come consapevolezza. Mentre  la seconda è  momentanea e più o meno limitata ad un oggetto, la prima è universale e non è influenzata dal tempo. Nella coscienza profonda o conoscenza-deposito  vengono conservate non soltanto le esperienze della vita attuale ma anche quelle dei nostri antenati, procedendo a ritroso nell’infinità del tempo e dello spazio. Questa è la coscienza universale. 

La coscienza è un flusso vivo, non può essere catturata nell’angusto ricettacolo dell’ego, perché la sua natura è quella del movimento, del fluire; e flusso significa continuità nonché la relazione fra due livelli o due poli.

La coscienza superiore è il prodotto delle più ampie serie di  esperienze: l’ampiezza fra i poli dell’universalità e dell’individualità. 

Quando l’individualità perde così la sua relazione conscia con l’universalità e cerca di diventare un fine in se stessa aggrappandosi all’esistenza momentanea, si crea l’illusione di un ego separato e immutabile, il flusso è arrestato e inizia la stasi. Il rimedio non è la soppressione dell’individualità ma la comprensione del fatto che l’individualità non è lo stato dell’ego e che il cambiamento, che è uno stato naturale e necessario della vita, non è arbitrario o senza significato, ma procede secondo una legge inerente e universale. 

La soppressione dell’individualità può condurre soltanto a uno stato di completa indifferenza e dissoluzione, che può essere  una liberazione dalla sofferenza, ma in modo puramente negativo, perché ci priva della suprema esperienza a cui sembra puntare il processo di individuazione: l’esperienza della perfetta  illuminazione o buddhità  in  cui si realizza l’universalità del nostro essere. 

(Da "La via delle nuvole bianche"  di Anagarika Govinda edito da Ubaldini)

Meditazione buddhista



Se il mondo  viene sperimentato come samsara o come nirvana dipende soltanto da noi, dal nostro sviluppo spirituale. 

La Meditazione buddhista  non è una regressione nell’inconscio o nel passato, ma un processo di trasformazione durante il  quale diventiamo coscienti del presente, degli infiniti poteri della mente, allo scopo di  diventare padroni del nostro destino, coltivando quelle qualità che conducono alla realizzazione della nostra natura eterna, all’illuminazione. Perciò invece di contemplare un passato che non possiamo cambiare e sul quale non possiamo esercitare  alcuna influenza, la meditazione serve a deporre i semi della liberazione finale e a costruire già adesso il corpo della futura perfezione secondo l’immagine dei nostri ideali più alti. 

Il Tulku è un  essere umano che ha realizzato un’idea divina al punto da diventarne l’incarnazione vivente. 
  
Mentre l’uomo comune, cioè  non allenato, è sorpreso e sopraffatto dalla  morte, coloro che hanno assunto il controllo del corpo e della mente sono in grado di ritirarsi dal corpo quando lo vogliono, senza subire le sofferenze di una lotta con la morte fisica; di fatto senza perdere il controllo del corpo neanche in tale momento decisivo. 

Dobbiamo familiarizzare con le forse oscure (morte). Esse hanno potere su di noi finchè le temiamo. Accettarle come una parte necessaria della realtà,  ci insegna a non diventare attaccati a nessuna particolare forma di apparenza e ci libera dalla schiavitù del corpo. 



(da"La via delle nuvole bianche" di Lama Anagarika Govinda edito da Ubaldini)