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mercoledì 10 giugno 2015

Brother Sevananda (aiuto divino)





Avete ascoltato la storia del cappotto costoso  e del cappello regalato a Yogananda, raccontanta da brother Sattvananda. All’inizio nell’ashram c’era penuria di tutto, pochi soldi, pochi mobili, compravamo i vestiti nei negozi di abiti usati. Un monaco comprò un abito per un dollaro e nella tasca trovò due dollari.  Questo è l’aiuto divino.

Uno dei monaci incontrò brother  Premamoy . “Che bella giacca!”, disse. “Ti Piace? Prendila”, rispose brother Premamoy senza attaccamento. Poi un’altra volta sempre lo stesso monaco esclamò: “Che bella maglia”. “Ok, disse brother Premamoy, è tua”. Ma la terza volta brother Premamoy rispose: “No. Tu sei attaccato al mio non attaccamento.”

 L’insegnamento, il lavoro, sono importanti, ma dobbiamo impegnarci anche a trovare il tempo per meditare. I primi anni alla casa madre sono  stati anni felici per alcuni monaci.

Nel corso del Parlamento religioso mondiale era prevista una conferenza di Sri Daya Mata dal titolo“ Come potete cambiare gli altri”. I posti furono subito esauriti.  Ma Daya Mata precisò che l’unico modo per cambiare gli altri è cambiare noi stessi. Yogananda diceva :“Cambia te stesso e cambierai migliaia di persone”.

Nel cimitero di Londra c’è una lapide del 1100  dove c’è scritto: ”Quando ero giovane e libero e la mia immaginazione non aveva limiti sognavo di cambiare il mondo ma fu impossibile, crescendo decisi di cambiare la mia patria ma non ci riuscii, da vecchio volevo cambiare la mia famiglia, ma anche loro non ne vollero sapere. Sul letto di morte ho capito che se avessi cambiato me stesso avrei cambiato la mia famiglia e, attraverso la mia famiglia, avrei cambiato  la mia patria e, chissà, forse anche il mondo”.

Il Maestro disse: “La bontà di un’anima di una sola persona può neutralizzare il Karma di milioni di persone”.

Daya Mata era una persona meravigliosa.  Con Mrinalini Mata, attuale presidente, non c’è nessuna differenza. Hanno in comune lo stesso amore, la stessa saggezza, la stessa  sollecitudine, la stessa protezione per tutti noi.

Mrinalini Mata  ci raccontò un aneddotto su Daya Mata. Un giorno ricevette i complimenti inaspettati di Yogananda per la sua bravura  e lei  alla fine disse con sincerità:”Lei sa Maestro che non sono così brava, non merito tanti complimenti”. E Yogananda replicò: “Ma adesso devi mettere in pratica quello che ho detto di te”.

Anni dopo Daya Mata cominciò a lodare Mrinalini Mata. E lei disse : “Mi ricorda tanto la storia del maestro che ci ha raccontato. Non posso fare a meno di pensare che sta facendo a me quello che Yogananda fece a lei”. “Funziona!”, rispose Daya Mata.

Ora tocca a voi. Mrinalini Mata: “Il Maestro non si aspetta la perfezione da noi, ma dobbiamo fare del nostro meglio. Se facciamo questo siamo già dei devoti perfetti.”

Yogananda disse: Dio ti ha mandato a me, non ti deluderò mai. Ti chiedo una cosa sola, non cercare mai di ingannarmi, non ci riusciresti. Sono nel tuo cuore, in sintonia con voi. Sarò con voi anche senza il corpo fisico, veglierò su di voi. Ogni volta che un devoto mi penserà nel profondo della sua anima, gli sarò vicino.





mercoledì 2 febbraio 2011

La prima volta a Mount Whashington

Nel settembre del 1989 mi recai a Los Angeles. Era il primo viaggio dopo una lunga e dolorosa malattia. Lo desideravo molto, ma temevo di non farcela fisicamente. Era la mia prima volta negli Stati Uniti, ero sola, con il mio inglese scolastico, dovevo cancellare un periodo negativo e ritrovare la forza spirituale per andare avanti. Il primo appuntamento fu a Mount Washington, l’ ashram fondato da Yogananda. Nel 1920 Yogananda aveva scelto proprio Los Angeles come casa madre internazionale della Self-Realization Fellowship. Quando arrivai, dopo aver visitato l’ashram e il giardino, chiesi di parlare con Sister Namita, lei è italiana- pensai -non dovrei avere difficoltà ad esprimermi. Le chiesi se era possibile incontrare Daya Mata, anche per pochi minuti. Mi rispose gentilmente che non era possibile, avrei dovuto avvertirla con qualche giorno di anticipo, forse la prossima volta, il prossimo viaggio, mi disse.


Ero ancora frastornata dal jet lang e non avevo pranzato. Andai in giardino e mi sedetti su una panchina in un angolo di verde, forse un po’ delusa. Una suora sorridente mi portò alcuni sandwhich vegetariani e mi lasciò sola con la mia testa confusa e le mie paure. Presi il primo sandwhich, stavo per portarlo alla bocca e dare il primo morso quando avvertii forte una presenza accanto a me. Senza capire ciò che mi stava succedendo, cominciai a piangere a dirotto mentre ripetevo mentalmente :“Yogananda aiutami, Yogananda aiutami”. Mi trasferii poi per un ritiro di una settimana a Encinitas. Quando scesi dal treno Los Angeles-Encinitas, un uomo mi aiutò con la valigia, sul suo braccio notai il braccialetto di oro argento e rame della SRF. Mi sembrò di buon auspicio. Il viaggio, infatti, proseguì per un mese senza intoppi o incidenti, fu perfetto. Quando tornai a Los Angeles per la Convocation del 1993, per festeggiare i cento anni dalla nascita di Yogananda, vidi Daya Mata da lontano, durante la sua conferenza.


Daya Mata aveva conosciuto il suo Guru, Yogananda, per la prima volta nel 1931 a Salt Lake City ed era rimasta folgorata dall’amore divino che emanava. Era diventata sua discepola ed era entrata nell’ashram a diciassette anni. Daya Mata ha lasciato il corpo il 30 novembre 2010. Una vita intera dedicata a Dio e al suo Maestro, Yogananda.


Il cammino spirituale appare più facile quando il cuore brucia di un fuoco interiore. Non a caso, si parla di chiamata, vocazione, grazia divina; certamente il percorso è più doloroso e lungo quando l’essere umano è schiacciato da dubbi e incertezze e oppresso dai doveri della vita quotidiana.