venerdì 17 maggio 2013

Kumbh Mela e non violenza


Induismo e buddismo indicano la non violenza, ahimsa, come religione suprema.
Il Kumbha-Mela è un ‘occasione per riflettere sulla  non-violenza : gli indù sono rigorosamente vegetariani. Durante i 55 giorni del grande raduno religioso, all’esterno dei vari ashram, veniva offerto ai pellegrini il  prashad, il cibo benedetto, in genere riso e dal (lenticchie rosse decorticate), posto su foglie verdi o su contenitori di carta. Materiale biodegradabile che veniva poi sotterrato.




Le ricerche scientifiche hanno dimostato che un eccesso di carne è  un fattore di rischio per il cancro al colon e per  altri problemi di salute.


Il dramma della fame nel mondo  non è più eludibile, milioni di persone non hanno cibo a sufficienza per sopravvivere, e il problema si aggrava giorno dopo giorno. Oggi dobbiamo chiederci: Quanto costa all’umanità l’uso della carne ? L’allevamento intensivo provoca notevoli  danni ecologici e un graduale impoverimento delle risorse, basti pensare che per  produrre 1kg di proteine animali occorrono 15 kg di proteine vegetali. I campi riservati al pascolo potrebbero essere coltivati a grano, granturco, orzo, riso ecc. contribuendo così a sfamare milioni di abitanti di questo pianeta.


domenica 5 maggio 2013

Sangam

















Sangam è il luogo sacro dove si svolge il Kumbh Mela ed è situato a circa 7 Km  da Allahabad (detta anche Prayag). Sangam  è  una parola sanscrita ( significa confluenza, quello che va insieme) e indica appunto la confluenza di Gange, Yamuna e Saraswati.  Per questo si chiama anche Triveni Sangam. Mentre il Gange e lo Yamuna  scendono dalle vette  dell’ Himalaya, il fiume Saraswati  non è visibile. E’ considerato un fiume mistico, sotterraneo, ma potrebbe  essere stato un fiume reale poi  confluito  nello Yamuna, in ere lontane.




IL Kumba-Mela segue il ciclo della rivoluzione di Giove che varia da undici a dodici anni. È quindi sotto la protezione  del Re degli Astri, Brihaspati per gli Indù. L’area destinata agli accampamenti  era quest’anno davvero enorme, forse  100/150 km². La parte  più vicina al Sangam era occupata dagli Akhara, i gruppi monastici tradizionali che sfilano in testa per i « grandi bagni ». A qualche distanza, gli accampamenti degli altri movimenti.





Sangam è il luogo dove il sole simboleggia il risveglio della saggezza. Il Kumbh Mela rappresenta la confluenza di tutte le culture. E’ il simbolo del risveglio spiriituale, dell’ unione tra natura e spirito. L’esperienza del Kumbh Mela dovrebbe aiutare i devoti a percepire la differenza tra  il bene e il male, la luce e il buio, l’ignoranza e la saggezza.

I fiumi sacri  sono il simbolo dell 'eterno  fluire dell’umanità, il fluire dell’acqua nel corpo umano. E l’acqua è uno dei 5 elementi fondamentali della vita insieme a  fuoco, vento, terra e cielo.



martedì 30 aprile 2013

Prayag (Kumbh Mela 2013)


Lo scopo del pellegrinaggio  al Kumbh Mela è quello di purificarsi  nelle acque del Gange. Nelle scritture vediche  si dice che  siano sufficienti 3 tre giorni  di permanenza alla confluenza dei tre fiumi sacri  per conquistare la salvezza e,  se ci si bagna nelle acque sacre nei giorni propizi, si ottiene la liberazione dal ciclo di morte e rinascita. Per questo motivo, milioni di indù, anche  a costo di enormi sacrifici, si spostano dai loro villaggi o dalle loro  città, per raggiungere, Prayag, il luogo sacro.



 Le origini del Kumbh Mela si perdono nella notte dei tempi, bisogna risalire  alla mitologia hindù. Dei e Demoni  lottavano per conquistare l'Urna Sacra (Kumbh) che racchiudeva  l'Amritha, il nettare dell'immortalità. Il Dio Jayanta si tramutò in corvo e riuscì a sottrarre l'Urna fuggendo inseguito dai demoni. Durante la sua fuga si fermò quattro volte e dall’Urna sacra caddero quattro gocce. Da queste gocce di Amritha  nacquero le 4 città sacre: Allahabad, Haridwar, Nasik ed Ujjain. La fuga durò 12 giorni, ma poichè un giorno degli dei corrisponde a un anno degli uomini, il grande pellegrinaggio, il Maha Kumbh Mela, si celebra ogni 12 anni, e sempre ad Allahabad. Il raduno intermedio, Ardh Kumbh Mela, si tiene ogni 6 anni nelle altre città.



Il primo bagno rituale, previsto dal rito del Maha Kumbh Mela, rigorosamente dedicato ai religiosi,  cadeva quest’anno il 10 febbraio ( Mauni Amavasya). 
In questo giorno, all’alba, i Naga si sono immersi  per primi nel Sangam; dopo di loro  è stata  la volta dei Sadhu e dei tanti Guru che hanno raggiunto la riva su baldacchini colorati, accompagnati dai canti dei loro seguaci. Al termine di queste abluzioni, infine,  si sono bagnati i comuni mortali.


Ogni 12 anni,  milioni di pellegrini convergono, quindi, ad Allahabad per il più grande raduno religioso al mondo (più grande del pellegrinaggio alla Mecca) per bagnarsi dove confluiscono le acque dei fiumi Gange, Yamuna e del mitico  Saraswati. Quest’anno, nei 55 giorni della Festa, si calcola  che siano arrivati a Prayag circa cento milioni di indù. Difficile avere cifre esatte.

















L’enorme quantità di scuole di yoga e di fedeli che cantano incessantemente mantra e preghiere durante la Festa creano spesso, come ho potuto verificare,  un frastuono assordante. La molla che fa sopportare agli indù sacrifici e disagi  è la  volontà di superare il ciclo di  morte e rinascita e, quindi, allontanare l’ amaro calice della sofferenza.  La presenza e le parole dei saggi possono aprire il cuore e la mente, risvegliare  una profonda spiritualità.  Al Maha Kumbh Mela ho visto anche  molti occidentali, ma in questo caso la molla  che li spinge al viaggio è quasi sempre la curiosità. Nell’ashram che ci ospitava  arrivavano comitive di pensionati italiani, soprattutto del nord, che, dopo aver dato una rapida occhiata al Sangam, ripartivano immediatamente.








venerdì 22 marzo 2013

Allahabad (Prayag) Kumbh Mela 10 febbraio 2013




Un’onda sonora attraversa lo spazio per chilometri. Un’onda sonora che raccoglie le preghiere di milioni di fedeli. Vecchi, donne, uomini camminano spediti verso la meta: il Sangam una striscia di terra e sabbia che si incunea tra il Gange, lo Yamuna e il fiume mistico sotterraneo Sarasvati. Portano sacchi sulla testa, le loro povere cose, necessarie  per dormire e mangiare all’aperto. Molti trovano rifugio nei  templi, allestiti lungo la strada dai vari gruppi religiosi che aderiscono a una scuola yoga o a un guru. E’ una sequenza ininterrotta di colori sgargianti e gigantografie.





















Sono chilometri di sabbia e terra calpestati ogni giorno da milioni di fedeli che si affrettano a raggiungere il punto sacro, il Sangam dove la madre Ganga  incontra il fiume Jamuna  e il  fiume mistico  Sarasvati.  Tutti si affrettano per arrivare in tempo per  il 10 febbraio (Mauni Amavasya, il giorno del silenzio), un giorno benedetto dagli astri, (la luna nuova collegata a Shiva, il dio della meditazione). Tuffarsi nel Gange in questo giorno  vuol dire  purificarsi dal karma passato, interrompere il ciclo delle rinascite, porre fine alla sofferenza.


 Il luogo predisposto per il bagno è un brulicare di gente:  si arriva, ci si  ferma a pregare e a fare abluzioni. Una mamma con due gemelli, un maschio e una femmina, li tuffa nell’acqua,  i piccoli riemergono piangendo forse per l’acqua fredda e per il bagno inaspettato. Pochi mesi di vita, eppure il rito  di purificazione è stato considerato necessario anche per loro.















Di notte tutta l’area del Kumbh Mela è illuminata da mille luci. Una striscia di luce attraversa per chilometri le sponde del Gange. Una città fatta di tende, nata per il grande Kumbh Mela che si rinnova ogni dodici anni. Il Gange si attraversa su  decine di ponti mobili, allestiti per l’occasione, sono  enormi contenitori di ferro legati tra loro, le barche vi passano sotto. All’imbrunire  si vedono migliaia di uccelli  sfiorare l’acqua.
























 Lungo il Gange pali di legno delimitano le zone dove  ci si può immergere, servono per proteggere i fedeli da possibili incidenti. Il corso del Gange è inarrestabile, veloce,  in alcuni punti vi sono mulinelli d’acqua. Certamente pericoloso, anche se in questa stagione che precede i monsoni, si  incontrano molte secche e le barche, per lo più fatiscenti, vengono  trainate a mano con una corda dal  barcaiolo.














Ogni notte si prega e si ode incessante in lontananza il coro di mille mantra che si fondono tra loro, ma la notte del 10  febbraio,  i canti sono così potenti che anche a distanza di chilometri, è impossibile dormire. Un canto di milioni di persone  vibra nell’aria: una preghiera  che  sale al cielo dalla terra,  rivolta a un unico Dio che ha nomi diversi in ogni nazione di questo piccolo pianeta. Un fuoco d’amore.  Pace, salute, lavoro, tante richieste quanti sono i fedeli che pregano.  Ognuno   ha la sua personale grazie da chiedere. Sarà ascoltato?




L’area del Kumbh Mela è enorme, decine di chilometri quadrati; è stata delimitata e interdetta alle auto ma c’è sempre qualche macchina o qualche moto che ha un permesso speciale. Per arrivare al Sangam dall’ ashram che ci ospita, su un’altura che domina il Gange, alla periferia di Jhusi, un villaggio ai limiti di Allahabad, si attraversa il ponte 2 e si torna indietro con il ponte 1.  Ore di cammino.  Ma ci sono decine di accampamenti allestiti lungo le due rive del Gange che ospitano sadhu, naga, guru, pellegrini che sono molto più distanti dal Sangam e le ore di cammino si moltiplicano.




Le decine di ponti  mobili, che collegano le due rive del Gange, sono come tante  strade a senso unico  sospese sull’acqua. In ogni angolo si vedono soldati  e poliziotti, anche armati, con l’arduo  compito di dirigere il traffico di questa marea umana e dare informazioni, ma  è  difficile controllare quel  fiume inarrestabile di persone che a volte rischia di travolgerti. Lungo le strade di terra, una fitta  polvere ti avvolge insieme a un fumo acre, e  non basta uno scialle intorno al viso  per proteggersi dalla pollution. A destra e a sinistra del percorso si trovano  migliaia di piccoli negozi che offrono oggetti devozionali o cibo.




sabato 2 febbraio 2013

Cosa si deve fare



Questi i consigli di Thich Naht  Hanh per progredire sul sentiero spirituale:

Vivere in un buon ambiente, stare con persone gentili e virtuose. Meditare in compagnia di altri. L’inferno è ovunque, anche nelle nostre città. Cercare un lavoro che non danneggi l’ambiente. Esprimere compassione.

La presenza mentale ci aiuta a non danneggiare gli altri, proteggiamo noi, la nostra famiglia e la società.

Se qualcuno ci parla con durezza, soffriamo meno se rispondiamo con parole amorevoli. Possiamo accettarle, sappiamo che chi ci offende  è una persona infelice. Non ci può essere felicità senza vera comunicazione. E’ nostro dovere sostenere i genitori che ci hanno sostenuto.

Vivere onestamente, in modo virtuoso, aiutare gli altri con generosità, liberarli dalla paura. La  vera felicità si raggiunge quando potremo aiutare gli altri. Gli errori nascono nella mente, quando la trasformiamo non commetteremo gli stessi errori nel futuro.

Chi agisce male ne condivide le sofferenze. Anche una battuta può essere fonte di sofferenza. Essere umili, al servizio degli altri. Un bambino deve essere trattato con umità e rispetto.

Il segreto, per essere felici è vivere semplicemente, accontentarsi di ciò che si ha, del minimo indispensabile. Dobbiamo essere grati agli antenati, alla terra, al cielo, agli alberi e a tutte le cose che ci circondano.  Vivere con diligenza e attenzione.

“Vivere nel mondo
con un cuore non turbato dal mondo,
ogni dolore terminato, dimorando nella pace.
Questa è la più grande felicità”.

“Dobbiamo basare il futuro sulle nostre azioni presenti. Le nostre azioni sono il Karma. Come lo sono i pensieri, le parole, gli atteggiament, le intenzioni. Se viviamo nel Dharma possiamo creare le nostre stesse benedizioni. La felicità è duratura e può protrarsi alla vita successiva.”

(“Il modo migliore per catturare un serpente ed altri sutra ”. Thich Nhat Hanh. Ubaldini Editore.)

Ho incontrato il maestro Thich Nhat Hanh  nel  marzo 2010, ho riferito di questo incontro il 15 marzo del 2010.  Il  7  maggio del 2010  mi sono occupata del  suo libro “L’energia della preghiera”.


Ciò che non si deve fare


Consigli pratici e molto utili per tutti per progredire sul sentiero spirituale, qualunque esso sia :

Quando meditate sul corpo non sperate né pregate di essere esenti da malattie. Senza malattie possono sorgere facilmente desideri e passioni.

Quando agite nella società non sperate né pregate di non avere nessuna difficoltà. Senza difficoltà può sorgere facilmente arroganza.

….Senza stacoli la conoscenza non sarà messa in discussione né ampliata.

..Senza   difficoltà il voto di aiutare gli altri non diventerà più profondo.

Quando elaborate un piano… ..non sperate né pregate di raggiungere facilmente il successo. Con il successo può sorgere facilmente l’arroganza.


Quando interagite con gli altri non sperate di ottenere un profitto personale. Con la speranza di un profitto personale la natura spirituale dell’ incontro viene sminuita.

Quando parlate con gli altri non sperate né pregate di non essere contraddetti. Senza disaccordo può prosperare la presunzione.


Quando aiutate gli altri   non sperate e non pregate di essere ripagati. Con la speranza di una remunerazione, l’atto di aiutare gli altri non sarà puro.

Se prevedete un profitto personale in una azione non prendetevi parte. Anche una minima partecipazione susciterà desideri e passioni.

Quando siete accusati ingiustamente, non cercate di scagionarvi. Cercare di difendersi darà origine a un’inutile rabbia.

Il Buddha parla di malattia e sofferenza come di medicine efficaci. I momenti difficili sono anche momenti di realizzazioni. Gli ostacoli possono essere forma di liberazione. Il successo ha bisogno di difficoltà. Chi ci maltratta può essere un buon amico.

(“Il modo migliore per catturare un serpente ed altri sutra ”. Thich Nhat Hanh. Ubaldini Editore.)

Le otto realizzazioni


La prima realizzazione chiarisce i quattro punti fondamentali per meditare: impermanenza, sofferenza, non sé e impurità

Tutto subisce una costante trasformazione.  Il ciclo di nascita, maturità, trasformazione e distruzione è definito impermanenza.

I desideri sono infiniti,  la nostra capacità di realizzarli non lo è, di qui la sofferenza. Sapersi accontentare di poco elimina l’avidità e l’invidia, quindi la sofferenza. Tutte le cose sono impermanenti, tutte le cose sono vuote, soffriamo per la loro vacuità.

Il Buddhismo insegna che gli esseri umani non hanno un sé. Tutti gli esseri umani sono impuri e soggetti al decadimento. La mente è fonte di ogni confusione.

La pratica diligente elimina la pigrizia. Il monaco buddhista suggerisce di meditare sempre sulle quattro verità: impermanenza, sofferenza, assenza di un sé e impurità.

La concentrazione e la comprensione eliminano la ristrettezza mentale. Una volta recise le radici dell’ignoranza possiamo liberarci e insegnare agli altri come spezzare le catene di nascita e morte.

Ogni persona ricca o povera deve essere in grado di praticare la generosità. Non solo denaro, ma tempo, energie, amore. Attenzione. “I boddhisattva considerano tutti allo stesso modo, amici e nemici”.

La settima realizzazione: pur vivendo nella società non dobbiamo lasciare che questa ci contamini. Il fiore di loto sboccia nel fango.

La sofferenza nella società è illimitata e devono essere illimitate anche la devozione e la volontà di aiutare il prossimo. Generosità senza discriminazioni.

(Il modo migliore per catturare un serpente ed altri sutra ”. Thich Nhat Hanh. Ubaldini Editore.)