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martedì 14 settembre 2010

L’età dell’oro

Il libro di Gore Vidal “L’età dell’oro” affronta la storia americana prima e dopo la seconda guerra mondiale, ne fa una ricostruzione puntigliosa e documentata. Il destino dell’umanità è in mano a poche persone, spregiudicate, a volte incapaci del loro ruolo, che per i loro intrighi mettono a repentaglio la vita di milioni di esseri umani. In fondo, è sempre un maledetto gioco di potere. E, purtroppo, la storia si ripete.


Il dialogo e un profondo scambio culturale possono eliminare, in parte, le radici della rabbia e della disperazione che sono alla base del terrorismo. Nei giorni successivi alla tragedia dell’11 settembre 2001 centinaia di musulmani, forse migliaia, scesero in piazza in alcuni paesi del medio oriente per manifestare la loro esultanza per la tragedia che aveva colpito gli Stati Uniti d’America. Una netta minoranza, rispetto ai milioni di persone di fede islamica che non amano mischiare Dio con la violenza. Ma è stato, comunque, un episodio grave e inquietante che dimostra quanto cammino deve ancora fare l'umanità per garantire una pacifica convivenza tra le nazioni e, nello stesso tempo, la sopravvivenza del nostro pianeta.



sabato 11 settembre 2010

Osama Bin Laden


E di Osama Bin Laden nessuna traccia. Si dice che sia morto, che sia malato e abbia trovato rifugio tra le montagne ai confini con il Pakistan. Più probabilmente è morto, era malato. Da molto tempo non compare in nessun video, ultimamente si è sentita la sua voce minacciosa, ma può essere frutto di manipolazioni radiofoniche.


Gli ultimi video ci mostrano Bin Laden vestito con una giacca mimetica americana e un orologio occidentale. Ha mani delicate con lunghe dita sottili. Il suo volto potrebbe apparire ascetico. Ma quello che rivela il suo carattere è lo sguardo duro, inquietante, determinato. Un miliardario che ha vissuto per anni in occidente, poi il desiderio di potere, l’ambizione di diventare il capo carismatico di tutti i mussulmani lo hanno trasformato in un pericoloso fondamentalista, nel nemico numero uno degli Stati Uniti e di tutto l’Occidente.


E il presidente Barack Obama lo ha ricordato oggi durante una cerimonia di commemorazione: catturare vivo o morto Osama Bin Laden, considerato il cervello dell'attentato dell'11 settembre 2001, è una priorità dell' amministrazione USA.


Nel nome di Dio si giustifica un massacro

Tra i bagagli di Mohammed Atta, considerato il capo degli attentatori delle Twin Towers, c’era una delirante lettera di cinque pagine. Egli parla continuamente di Dio e termina il suo scritto così:”Non c’è altro Dio che Dio. Non c’è nessun Dio che sia il Dio del trono più alto, non c’è altro Dio che Dio, il Dio della terra e del cielo. Non c’è altro Dio che Dio e io sono un peccatore. Siamo di Dio e a Dio torniamo”. Come si può compiere un gesto così orrendo, che ha provocato la morte di migliaia di persone, in nome di Dio.?


Mohammed Atta all’inizio della sua lettera scrive: “Nel nome di Dio, il più misericordioso, il più compassionevole. Nel nome di Dio, di me stesso e della mia famiglia. Ti prego, Dio perdona tutti i miei peccati e concedimi di glorificarti in ogni modo possibile. Ricorda la battaglia del profeta contro gli infedeli, quando cominciò a costruire lo stato islamico”. E’ proprio alla vita di Maometto — che è stato anche un grande guerriero, e come ogni condottiero dietro di sé ha lasciato migliaia di morti — che sembrano ispirarsi i terroristi nella loro guerra “santa” contro l’occidente.


Gesù, il Bhudda, queste due grandi figure mistiche che tutti amano, non hanno mai predicato la violenza, sono stati nella loro vita coerenti con quanto dicevano. Hanno insegnato agli uomini del loro tempo il valore dell’amore, della fratellanza, della compassione, del rispetto, della tolleranza, mentre ritroviamo nella biografia di Maometto un periodo storico nel quale lui vive combattendo, conquistando città, razziando, uccidendo.


I fondamentalisti giustificano le loro azioni violente parlando di guerra santa, la guerra contro gli infedeli, come facevano un tempo i crociati. L’eterna lotta tra il bene e il male. Porgere l’altra guancia? Questa può essere soltanto una scelta individuale. Quando è una nazione intera ad essere minacciata, quando sono in pericolo la libertà e la convivenza civile, si deve assistere impotenti? E’ possibile giustificare la decisione dell’ ex presidente Bush di bombardare l’Afghanistan e l’Iraq? A distanza di tanti anni possiamo dire che quella fu una scelta infausta che ha portato dolore e morte a migliaia di americani e a centinaia di migliaia di cittadini innocenti di quei paesi.

11 settembre 2001

Per giorni, per settimane ho vissuto con un peso sul cuore e una cappa grigia di piombo sembrava aver ricoperto tutta la terra. Dove si ergevano le due torri c’era una luce sinistra e in quel globo luminoso vedevo fluttuare migliaia di corpi astrali. Anime strappate brutalmente alla vita e un grido straziante di paura, di angoscia saliva dalla polvere al cielo.


Era il mio primo giorno di lavoro dopo le ferie estive. Un primo flash di agenzia, poi abbiamo acceso la CNN e siamo rimasti per ore incollati davanti alla televisione con un senso di impotenza, di orrore. I kamikaze delle Twin Tower avevano spazzato via con quel gesto criminale, folle, anche tutte le nostre certezze e ci ritrovavamo più fragili, più insicuri. Eravamo coscienti che la nostra vita sarebbe cambiata per sempre. Noi occidentali abbiamo vissuto in questi ultimi venti anni un periodo di relativo benessere, dominati dal consumismo e dall’egoismo. Abbiamo dimenticato i poveri della terra, le ingiustizie e le tante piccole atroci guerre sparse sul nostro pianeta. Forse una maggiore solidarietà e un profondo scambio culturale possono eliminare le radici della rabbia, della disperazione, che alimentano anche il terrorismo.

Mi chiedo: quell’undici settembre 2001, alle ore otto e quarantacinque, dove volgeva lo sguardo Dio?