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sabato 6 ottobre 2012

Il silenzio


Il frastuono della vita nelle grandi città, gli impegni, il lavoro, le responsabilità familiari, ostacolano il sincero ricercatore spirituale nella sua pratica meditativa. A volte si ha la sensazione di vivere come un animale in gabbia. Per questo ogni tanto  si sente il bisogno di  fuggire e isolarsi in un centro yoga o in un monastero. La solitudine  favorisce una maggiore presa di coscienza. Un distacco netto per meglio guardarsi dentro.

 La bellezza della natura, il silenzio interrotto solo dal cinguettio degli uccelli e dal fruscio delle foglie degli alberi, il lago immobile solcato da cigni bianchi: Questo è Song of Morning. Una tappa che rigenera: troppo breve un weekend. Poi si ritorna  alla vita di tutti i giorni e ci si trova ad affrontare i problemi che credevamo di aver  dimenticato.


J.Oliver Black


 Song of Morning fu fondata da Yogacharya J. Oliver Black discepolo diretto di Paramahansa Yogananda, nel 1970. Il suo sogno  era di creare un  ashram, lontano dalle grandi città, dove si potesse trovare quella serenità necessaria per poter meditare più intensamente.  Un ritiro yoga, immerso nella natura, dove vivere con semplicità, dove sinceri ricercatori potessero crescere insieme e realizzare una vera comunità spirituale.

 Yogacharya Oliver è morto nel 1989 all’età di 96 anni. Nelle sue ultime volontà  espresse il profondo desiderio che il Centro rimanesse legato alla Self Realization Felloship, fondata da Yogananda a Los Angeles. In seguito è stata fondata la World Brotherhood Colony, ora conosciuta come la Clear Light Community. Ogni tanto i monaci della SRF visitano  il ranch per l’iniziazione al Krya Yoga. In  questa occasione molti sono i devoti  che arrivano dal  nord del Michigan per la cerimonia.


L’attività  del centro nei mesi estivi è molto intensa. Ogni weekend è programmato un incontro specifico,  dall’ hatha yoga al Thai, dai massaggi al Reiki e a metà agosto  c’è  lo Yoga Festival: tre giorni di  musica, meditazione, yoga, cibo vegetariano. Quest’anno sono arrivate circa trecento persone. Nel ranch ci sono vaste piazzole dove sistemare camper o tende.

 In questi ultimi decenni Song of Morning è diventato un punto di riferimento per chi vive nel Michigan  ed è interessato allo yoga ,alla ricerca spirituale. Vicino a Detroit, a Southfield, esiste invece il centro ufficiale dellaSelf Reallization Fellowship. Ambiente confortevole, persone deliziose. Al termine del servizio della domenica  viene offerto il succo di mele della zona(settembre è il mese delle mele nel Michigan) e un dolce fatto in casa a base di mele.

lunedì 12 aprile 2010

Il seminario di Vimala Thakar

Vi propongo una sintesi del seminario di Vimala Thakar (1984)

L’atto di vivere deve essere libero da ogni condizionamento mentale o schema. La coscienza è limitata (scelta, accettazione, memorizzazione) ed è un movimento continuo. Quando meditate sedete tranquilli, senza la volontà di rilassarvi, senza azioni mentali, senza voler cambiare. Per superare la sonnolenza durante la meditazione camminate lentamente nella stanza. Se avete sonno, dormite.


Il silenzio è una nuova dimensione di coscienza. Nel silenzio le energie vengono attivate . Non ci sono più né centro né circonferenza. La dimensione senza pensiero e senza spazio attiva energie qualitativamente diverse. Il silenzio, privo di pensieri, privo di attaccamenti del sé e dell’io, non è un’esperienza dell’ego, è una dimensione di coscienza.


La sofferenza è la continuità nel pensiero dell’evento negativo. Durante una conferenza di Krisnamurti un uomo seduto in sala si alzò e disse:”Tu parli di sofferenza. Intanto io sto morendo di cancro.” Krisnamurti rispose:”Tu non stai morendo di cancro. Stai in piedi. Siediti”.


Impara ad abitare con il dolore fisico senza cercare dagli altri pietà e comprensione e senza cadere nella depressione. Il dolore fisico non si può evitare ma quello psicologico sì. Se si crea una sofferenza psicologica si complica tutto. Non permettiamo al dolore fisico di entrare nella nostra mente. Così l’energia vitale del nostro corpo saprà autogovernarsi. La mente deve essere libera dalle tracce della memoria. Essere presenti in ogni momento. Guardare senza diventare parte dell’esperienza.


Se una persona mi ferisce mi porto dietro questa sofferenza e ad ognuno che incontro chiedo conforto e solidarietà. Più si è sensibili più si è vulnerabili. In un giorno potremmo essere feriti decine di volte. La memoria del dolore rende la vita un inferno. La meditazione ci aiuta a interrompere la sofferenza psicologica.


Dopo la morte il pensiero non muore. Le vibrazioni del pensiero si muovono nell’etere e vengono attratte da persone che hanno lo stesso feeling (futuro padre e futura madre) e ci si reincarna. Il pensiero è la coscienza del sè. Deve essere o completato o trasceso. Dopo la morte la vibrazione del pensiero non muta.


Il silenzio è un modo di vivere. La conoscenza di sé elimina la paura. Affrontare la realtà attraversare il dolore. L’esplorazione della verità porta dei cambiamenti metabolici. La paura è resistenza al mistero della vita. Quando entriamo nel silenzio entriamo nel mistero dell’Universo.


Percepiamo i fatti per quello che sono e viviamoli. Sia che siano piacevoli o spiacevoli, che ci portino dolore o gioia o successo. Non è importante. La qualità nell’atto di vivere è importante. La paura è una reazione dell’ego. Quando vi afferra date più spazio al corpo, ai suoi processi vitali, e poi riaffrontatela di nuovo. Il movimento, l’energia del pensare è una forza tremenda. Imparate ad osservare la rabbia, i desideri sessuali ecc. senza condannare, né voler cambiare. Quando li osserviamo senza giudicare, senza voler cambiare, questo aumenta la forza dell’attenzione. Ricordate questi tre concetti:


Vivere nell’eterno presente

Abitare la Verità, vivere nella Verità

La speranza rimanda al domani.


Meditazione, totale libertà, senza condizionamento, totale libertà dall’ego . La meditazione non è una fuga dalla realtà, né serve per avere sensazioni trascendenti. La meditazione è un’avventura di un cambiamento psichico, di una rivoluzione, e si può usare a vantaggio di tutte le razze umane, per cambiare i rapporti umani. Si può lasciare il cristianesimo per il buddhismo, ma se si sostituiscono schemi nuovi con quelli vecchi, si ha un’illusione di freschezza. Quando ci si sposta da un’ autorità all’ altra non si ricerca la libertà. La libertà è una ricerca personale.


Meditazione: totale abbandono dell’ego, completo rilassamento del sé. L’esplorazione della meditazione non richiede l’autorità di nessuno. No alle gerarchie anche spirituali. Nella vita spirituale ci deve essere un rapporto senza sfruttamento. Non bisogna stare alla ricerca di un guru. Iniziare l’avventura interiore, vivere la verità. L’incontro tra maestro e discepolo è un incontro tra due esseri sullo stesso piano. Lo sbocciare della comprensione è un evento. Il maestro è una persona che trascende l’ ego, il sé, con cui possiamo avere una comunicazione. La crisi del nostro tempo è nel centro della coscienza, della psiche.


sabato 13 marzo 2010

Muna- il voto del silenzio Sri sri sri Satchidananda

Muna- il voto del silenzio - Sri sri sri Satchidananda

La nostra civiltà è una civiltà che non ama il silenzio. Si tende a riempire ogni spazio della propria vita con parole, musica, rumori. L’inquinamento acustico e le vuote parole sono usati come barriere, per impedirci di ascoltare noi stessi e gli altri. Nel libro L’arte di tacere, edito da Sellerio, l’Abate Dinouart fa l’esegesi del silenzio e dà un consiglio: “Desiderare fortemente di dire una cosa, è spesso motivo sufficiente per decidere di tacerla”.

L’ansia, l’angoscia, le nevrosi di oggi scatenano fiumi di parole, ma l’opposto non è la clausura. L’abate Dinouart fa notare che il saggio conosce l’arte del tacere senza per questo chiudersi agli altri; sa essere riservato senza per questo essere taciturno. Egli parla con il volto, specchio dell’anima. E l’abate termina il suo libricino, scritto nel 1771, con un’altra esortazione: “ Spesso si scrive male, talvolta si scrive troppo, non sempre si scrive abbastanza”. Soprattutto si scrivono cose inutili, non meditate.

Il silenzio, quindi, porta con sé il concetto della solitudine. Il silenzio come atto di ascoltare la natura, l’anima, Dio. Ma dietro la ricerca della solitudine può nascondersi l’orgoglio e il disinteresse per gli altri?



Chi ha preso alla lettera i consigli dell’abate, pur non avendolo mai letto, è un famoso yoghi indiano; per un occidentale, abituato alla dialettica serrata, tentare di comunicare con lui poteva essere un vero banco di prova. Quando nel 1990 l’ ho conosciuto praticava da 20 anni il voto del silenzio (muna). Sri Sri Sri Satchidananda , nato il 26 gennaio 1910, oltre ad essere un maestro di hata yoga, era un bakti; la sua vita spirituale passava attraverso l’amore e la devozione per tutti gli esseri viventi. Ora potrebbe avere 100 anni, ma anche di più, visto che a quei tempi non esisteva un’anagrafe e i bambini venivano registrati dai genitori dopo mesi o addirittura dopo anni.

Mangiava pochissimo, poche mele e arance al giorno. Diceva:” Il cibo è un’abitudine, non una necessità”. Conservava all’epoca, nonostante l’età, un’agilità e una forza fisica incredibile. Comunicava con i suoi discepoli con gli occhi, con i gesti e , quando era necessario, con parole scritte su un quaderno. Accanto a lui una delle figlie adottive, Sathyavathi Dirisana, che gli faceva da assistente, segretaria e interprete. Lo abbiamo incontrato a Roma – era la prima volta che veniva in Europa - e parlare con lui è stato un vero problema , bisognava tradurre le domande dall’italiano all’inglese e dall’inglese in hindi; lui rispondeva scrivendo sul quaderno e la giovane figlia adottiva traduceva il suo pensiero in inglese. Se da vent’anni praticava il silenzio, dallo stesso periodo sembra non si tagliasse i capelli, lunghi metri, che portava raccolti intorno alla testa come un insolito turbante.

Nel 1992, durante un viaggio nel Sud dell’India, ho voluto rivederlo. Non avevo il suo indirizzo ma il tassista non ebbe difficoltà a condurmi da lui, segno della sua enorme popolarità. L’ho incontrato nella sua casa, alla periferia di Madras, da dove si muoveva raramente, isolato dal mondo, senza telefono. Un piccolo e spoglio appartamento con terrazza, dove tutte le mattina alle 5 insegnava hata yoga ai suoi discepoli. Vestiva come il Mahatma Gandhi, con un semplice telo di seta attorno ai fianchi. Il resto della giornata lo passava pregando. Sempre in perfetta forma, si fece fotografare in alcune difficili posizioni di hata yoga.

A chi gli chiedeva il perché di una scelta di vita così rigorosa rispondeva:” La parola ci separa, il silenzio ci unisce. Dobbiamo imparare a comunicare con l’anima. Il silenzio è Dio.” Lo stesso concetto che esprimeva nel 1771 l’abate Dinouart.