martedì 13 marzo 2012

“Abbandono alla Provvidenza Divina”

Il libro di Jean-Pierre de Caussade mi è stato regalato da Hélèn Erba Tissot il primo luglio del 1982 con una dedica molto affettuosa. Padre de Caussade, della Compagnia di Gesù, nato il 7 marzo del 1675, era stato per anni guida spirituale, predicatore, in diversi conventi francesi. Come guida spirituale aveva indirizzato diverse lettere alle suore del convento delle Visitandine di Nancy. Lettere che sono state poi raccolte e pubblicate nel 1861. La prefazione del libro è di Ernst Bernhard, e questo spiega perché Hélène me lo regalò nell’anno più duro della mia vita, ma questo non lenì la mia sofferenza.


Ho estrapolato alcune frasi che spiegano il senso del libro.

“Ognuno deve seguire la via che gli è tracciata. La perfezione consiste nel sottomettersi pienamente all’ordine di Dio”.

“La santità consiste dunque nel volere ciò che ci capita per ordine di Dio”.

”La fede è l’interprete di Dio. La fede dà un volto celeste a tutta la terra. La fede è la luce del tempo”.

”La fede non vuole prove, e coloro che hanno bisogno di prove hanno meno fede”. Un’anima santa non è che un’anima liberamente sottomessa al volere divino con l’aiuto della grazia “.

“Dio istruisce il cuore non per mezzo di idee ma per mezzo di pene e avversità”.

“Così è attraverso avversità continue e una lunga serie di mortificazioni di ogni tipo, di prove e di spoliazioni che uno si stabilisce nel puro amore. Bisogna giungere al punto che tutto il creato non sia più nulla e Dio sia tutto.”

“E Dio toglie tutto a queste anime tranne l’innocenza, perché esse non abbiano altro che lui solo.”

”L’arte dell’abbandono non è che l‘arte di amare, e l’azione divina non è che l’azione dell’amore divino.”


Sottomissione totale alla volontà divina, dunque, annullamento della propria personalità, pene e umiliazioni, il libro segna il cammino che porta alla santità. Un cammino difficile per un religioso, tanto più difficile oggi per un laico che aspira alla spiritualità.


Ernst Bernhard, nella sua prefazione, lo descrive come un processo di integrazione della coscienza, molto simile al Bhakthi yoga indiano o al Taoismo, ma simile anche al processo di integrazione della coscienza dell’uomo moderno, il “processo di individuazione”, come lo definsce Jung.

“Il lato generico e dogmatico - pur restando sempre alla base di quest’opera- passa decisamente in secondo piano di fronte all’anelito verso un’esperienza religiosa individuale”, spiega Bernhard.


E poi conclude così la prefazione: “ Meta ultima di questo processo- dopo la debita assimilazione dei contenuti psichici rimossi nell’inconscio alla responsabilità della coscienza attuale – è appunto il raggiungimento di quella trasformazione dell’io primitivo ed ascrivente tutto a se stesso, la quale scaturisce dalla integrazione della coscienza attraverso l’esperienza vissuta del fino allora inconscio costante operare del “Sé” (Selbst) o “Imago Divina” (Dio, Cristo, Divina Provvidenza, Atman, Purusha, Tao o come altrimenti lo si denomina) nell’anima e nel destino dell’uomo, - trasformazione che lo spirito cinese nell’I King così definisce:


“Il benigno lo scopre (il Tao) e lo chiama benigno.

Il saggio lo scopre e lo chiama saggio.

L’uomo inconscio vive di lui giorno per giorno e non

se ne accorge”.


“O descrivendo la stessa trasformazione con una espressione Paolina:


”Vivo, ma non più io;

vive invece Cristo in me”.


Il libro “Abbandono alla Divina Provvidenza” di Jean-Pierre de Caussade è pubblicato dalla Casa Editrice Astrolabio.

Domande sul libro “ Io e Dio”

Riflettendo ancora sul libro del teologo cattolico Vito Mancuso, “Io e Dio”. Non riesco a immaginare il Dio personale, misericordioso, di cui parla la Chiesa cattolica, pronto ad aiutare i suoi figli in difficoltà. E non riesco ad immaginare nemmeno il Dio paterno di cui parlano alcuni yogi indù. Dopo aver letto il libro di Vito Mancuso ho ancora alcune domande senza risposta.


1) Dio ha fatto l’essere umano a sua immagine e somiglianza, così ci dicono le sacre scritture. Se l’uomo e la donna sono identici a chi li ha creati, il male che alberga nei loro cuori proviene da Dio.


2) Dio è onnisciente, anche questo viene asserito dalle sacre scritture. Quindi Dio sapeva, ben prima di creare l’essere umano, che gli uomini si sarebbero macchiati nei secoli di crimini orrendi: guerre, pulizia etnica, olocausto, genocidio.

Perché Dio ha voluto continuare nella sua opera, sapendo che ci sarebbero state così tante vittime innocenti? A noi mortali appare una scelta egoistica, narcisistica. Ho sentito dire da qualche sacerdote che Dio si sentiva “solo”!


Qualsiasi madre, se avesse potuto conoscere il futuro del proprio figlio, e avesse visto con certezza il pargolo diventare un tiranno, colpevole della morte atroce di milioni di persone, come Hitler, avrebbe sicuramente preferito rinunciare al concepimento. O, almeno, è quello che avrei fatto io.

sabato 21 gennaio 2012

Io e Dio

L’ultimo libro di Vito Mancuso, interessante e accurato come sempre, intitolato “l’Io e Dio”, ci mostra come sia difficile, e spesso doloroso, il confronto tra l’ Io e Dio. Dopo 400 pagine in cui Mancuso mette a nudo tutte le contraddizioni della Chiesa, dei Vangeli, dei vari Pontefici, tutte le ignominie perpetrate nei secoli, come la Santa Inquisizione e lo scandaloso comportamento di alcuni Papi, alla fine, nelle ultime 40 pagine, spiega perché si dice ancora cristiano e considera la Chiesa la sua chiesa.


Vito Mancuso è un cattolico moderno, aperto, che non teme di contrapporsi alle posizioni autoritarie e anacronistiche della Chiesa in materia di bioetica e sessualità. Aperto anche alle altre religioni, purchè “ l’uomo viva dentro di sé e fuori di sé il bene e la giustizia”. A lui va il merito di aver affrontato puntigliosamente, con dovizia di citazioni e riferimenti, forse anche troppi, i duemila anni di vita della Chiesa, dagli Atti degli Apostoli al Catechismo di oggi, dai Vangeli alle varie Encicliche, evidenziandone le contraddizioni e gli errori.


“La fede non è l’obbedienza cieca alla Chiesa…L’esperienza spirituale ha più valore della dottrina… La verità si compie aderendo alla vita buona e alla vita giusta… La verità si compie nell’amore… Mi definisco cristiano ma non solamente cristiano, perché non si può sottovalutare la verità contenua nella ricerca spirituale di tutti gli altri esseri umani.” Queste, estrapolate , alcune sue affermazioni.


E’ plausibile che esista una energia cosmica che permea tutto l’Universo. In varie epoche storiche, e in luoghi molto lontani geograficamente, gli uomini che anelano alla spiritualità hanno dato origine a riti e religioni diverse. Soltanto nel Buddhismo non c’è predicazione che inciti alla violenza e non c’è un dio personale. Nelle altre religioni, il desiderio di supremazia degli uni sugli altri (“Il mio è il vero Dio”) ha portato nei secoli dolore, sofferenza e violenze inaudite.


Aboliamo la supremazia di una religione sulle altre, cancelliamo tutte le conflittualità! E’ mai possibile che nella chiesa della Santa Natività a Betlemme sacerdoti ortodossi e armeni si prendano a bastonate durante le feste di Natale? Dove è finito l’amore per Dio? La misericordia, l’ascesi verso il soprannaturale? Se non ci riescono dei preti a superare l’odio, la violenza, come possiamo chiederla ai comuni cittadini?


Tra migliaia di anni, se la terra resisterà alla distruzione programmata dagli uomini, forse i vari culti religiosi finiranno per essere unificati. Il bisogno di sacro mostrerà a cristiani, mussulmani, ebrei, indù, e a tutte le altre confessioni religiose, che esiste un unico Essere Supremo, Energia Suprema, Logos, a cui ognuno conferisce un nome diverso. Soltanto allora riusciremo ad avere una pace durevole su questa terra martoriata.


sabato 31 dicembre 2011

Si può morire per mancanza d’amore

Recentemente in televisione (credo su Rai Storia), è andato in onda un bellissimo documentario su Marlyn Monroe. Gli ultimi anni della sua vita, gli amori, i suoi film ma soprattutto il difficile e complicato rapporto con l’ultimo dei suoi psicanalisti, Dr. Ralph Greenson. Tra gli altri, la Monroe a Londra ebbe come psicanalista anche Anna Freud. Le lunghe sedute con Greenson sono registrate. Si sente la sua voce calda, seducente. In uno di questi incontri Marilyn chiede al suo analista: ”Si può morire per mancanza d’ amore?”


Marilyn era una donna bellissima, una brava attrice, amata e desiderata da tutti, tra i suoi amori anche il presidente Kennedy. Come poteva sentirsi non amata? Un’ infanzia infelice, sfortunata, avevano provocato in lei una fragilità che con gli anni era diventata sempre più evidente. Era il suo splendido corpo l’oggetto di desiderio degli uomini. Lei voleva qualcosa di più, quel qualcosa che nemmeno Arthur Miller riuscì a darle. L’alcool e gli psicofarmaci, con cui tentava di annullare il suo dolore, la uccisero a Los Angeles, la notte del 4 agosto del 1962. Sulla sua morte molto si è indagato, qualcuno ha parlato di omicidio (FBI, Mafia?), comunque la sua fine rimane avvolta nel mistero.


Molti anni fa posi la stessa domanda al mio analista. Sì, si può morire per mancanza d’amore, quando si è soli, disperati, quando nessun affetto ci circonda e nessun dio ci consola. Una patina di gelo si crea attorno al cuore e un muro di gomma ci isola dagli altri. Il freddo raggela la vita, che inizia a spegnersi poco alla volta. E al deserto della vita si accompagna spesso il deserto dell’anima. La notte oscura.

giovedì 1 dicembre 2011

31 gennaio 1987

Dovevamo approfondire il tema delle favole. Ed era un argomento che a me piaceva molto. Hélèn poi era una vera esperta in materia. Per molti anni aveva insegnato ai giovani analisti come interpretare miti e simboli delle favole, ma non conservava le copie delle sue conferenze. Era una persona umile e distaccata. Non pensava a un possibile libro futuro. Cercando nella sua libreria trovammo le prime edizioni del magazine della Self Realization Fellowship di Yogananda e la prima versione dell’ “Autobiografia di uno Yogi”. Trovammo solo due copie di due suoi interventi.


La malattia, intanto, era progredita, gli spazi di lucidità erano sempre più rari e imprevedibili. Quel giorno il mio taccuino rimase in bianco……..

Le favole

Le favole sono fatte per le famiglie , per gli adulti. Le favole orride non si raccontano ai bambini. C’è nell’essere umano un bisogno di cose terribili. Nelle favole ci sono il bene e il male, la fate e la strega, il mago e l’orco. Varianti diverse. Sono un insegnamento.

La chiamata

Necessità di adattamento senza compromessi. L’umiliazione fa parte della nostra esistenza. L’uomo ha bisogno di una lezione. Esperienze necessarie per gli eletti. Le ‘chiamate’ sono necessarie per gli iniziati. All’inizio ci può essere un momento di orgoglio, poi passa. C’è da lavorare. Sono rapidi i momenti, gli umori: depressione, generosità, orgoglio. Gli esseri umani hanno molte cose dentro, per questo non bisogna mai essere rigidi nel giudicare gli altri.